ddl concorrenza farmacieIl governo porrà o meno la fiducia sul Ddl Concorrenza? In molti se lo stanno chiedendo in questi giorni, proprio mentre si attende l’approdo del provvedimento in Aula alla Camera, per la terza lettura, previsto per l’ultima settimana di giugno. La scelta più probabile da parte dell’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni sembrerebbe quella di scegliere ancora una volta di blindare la maggioranza e, soprattutto, il testo. Come noto, infatti, sono state presentate centinaia di emendamenti al disegno di legge, e se anche una sola modifica dovesse essere approvata, rispetto al testo licenziato dal Senato, la cosiddetta “navette” proseguirebbe. Il Ddl dovrebbe perciò tornare a Palazzo Madama per un’ulteriore lettura: un’eventualità che il governo potrebbe voler scongiurare ad ogni costo, anche perché al Senato la discussione è già stata particolarmente lunga.
A ciò si aggiunge un altro elemento. Ovvero il fatto che il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda si sarebbe “smarcato” dalla lista elettorale di Matteo Renzi, in vista delle prossime elezioni, e starebbe chiedendo con forza al governo di porre la fiducia sulla legge. Come riportato dal Corriere della Sera sul proprio sito internet, infatti, il ministro «la considera una “cartina di tornasole”. Un passaggio dirimente per il governo: sarebbe in effetti sorprendente se al suo provvedimento non venisse concesso ciò che è stato concesso alla riforma del processo penale e che potrebbe essere concesso anche allo ius soli». In altre parole, non porre la fiducia anche sul Ddl Concorrenza equivarrebbe agli occhi di Calenda ad un cambio di rotta da parte dell’esecutivo. «A Calenda – prosegue il Corsera – è ben chiaro da dove finora siano arrivate le resistenze all’approvazione definitiva del Ddl Concorrenza, se è vero che nei giorni scorsi il presidente della commissione Affari costituzionali, Mazziotti, aveva invitato i gruppi della maggioranza a ritirare gli emendamenti presentati, così da varare il testo già licenziato dal Senato: Ap ha accolto la richiesta, il Pd (per ora) no». Anzi, in un’intervista a Staffetta Quotidiana, la relatrice democratica Silvia Fregolent ha addirittura escluso la possibilità che il testo venga approvato così com’è: «Servono correzioni». Il ministro ha tuttavia insistito in un’intervista concessa al Sole 24 Ore sul fatto che il Ddl concorrenza deve essere «senza ulteriori modifiche. È dirimente per una questione di serietà del Paese». Calenda ha quindi aggiunto che ciò «non ha nulla a che fare con liste, listoni, listini. Noi dobbiamo chiudere, portare a casa. Poi ci sarà spazio per fare delle modifiche, ci sono degli ulteriori veicoli ma non possiamo permetterci di riaprirla, non se lo può permettere il Pd in primo luogo, che è stato l’animatore di questa legge con questi contenuti».
Nel governo e nella maggioranza, dunque, è in atto un braccio di ferro. Intanto, le commissioni riunite Finanze e Attività produttive, riferisce l’agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, hanno avviato le votazioni sui circa 250 emendamenti ammessi (su un totale di 368 presentati). «Da parte nostra – ha dichiarato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Mario Gentile, a margine dei lavori delle Commissioni – abbiamo una linea dritta, che è quella di portare il provvedimento subito all’approvazione. Nel Parlamento, però, ci sono richieste e prerogative che noi ascolteremo». Nella seduta di ieri, 20 giugno, sono state respinte 18 proposte. Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori), presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e promotore dell’iniziativa “Fiducia alla concorrenza”, ha attaccato duramente: «Oggi i relatori anziché dare parere contrario a tutti gli emendamenti ne hanno solo accantonati alcuni. Stiamo scivolando nell’assurdo. Il Pd metta fine a questo balletto».

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