ddl concorrenza farmacieNell’ambito delle audizioni effettuate il 5 novembre 2015 presso la commissione Industria del Senato, relative all’esame del Ddl Concorrenza, sono stati ascoltati anche i rappresentanti delle imprese e dei consumatori. In particolare, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Casartigiani, riuniti sotto la sigla Rete Imprese Italia, non hanno toccato questioni legate al mondo delle farmacie. Al contrario, le associazioni dei consumatori hanno battuto ampiamente sull’argomento.
Il Movimento Difesa del Cittadino ha preso atto «degli sforzi normativi effettuati nel settore delle farmacie», soprattutto «nell’ottica di un superamento del contingentamento numerico». Ha quindi affermato che «i cittadini chiedono maggiore flessibilità negli orari, con la possibilità per il farmacista di considerare quanto stabilito a riguardo dalle autorità come un parametro minimo». Quanto alle liberalizzazioni, il Movimento ha spiegato di non poter far altro «che insistere anche in questa sede affinché il Parlamento trovi il coraggio di superare le evidenti pressioni lobbistiche cui è sottoposto in materia di liberalizzazione della vendita dei medicinali di fascia C soggetti a prescrizione medica, con costo a carico del paziente, sia pure in presenza di un farmacista». Ciò garantirebbe l’avvio «di positive dinamiche concorrenziali ed un potenziamento dell’offerta, anche al di fuori del rigido perimetro quantitativo e territoriale cui sono sottoposte attualmente le farmacie». In questo modo, si otterrebbe anche «il rilancio del circuito della parafarmacie, che oggi langue non potendo esprimere tutte le sue opportunità di investimento».
Da parte sua, Altroconsumo ha ribadito la propria posizione fortemente favorevole alle liberalizzazioni: «Dal momento che non sembrano esserci delle modifiche sostanziali rispetto alla versione iniziale del testo, restano valide le richieste formulate nel precedente documento. Ribadiamo, come chiesto da tempo, che occorre alimentare la concorrenza nella vendita dei farmaci, attraverso la diversificazione dei canali, pur mantenendo la figura del farmacista come l’unica alla quale affidare la dispensazione». «Negli anni – ha aggiunto l’associazione – abbiamo costantemente monitorato i prezzi dei 70 farmaci Sop e Otc più usati, e i risultati parlano chiaro: nei corner degli ipermercati, i farmaci costano il 4% in meno rispetto a prima della liberalizzazione avvenuta nel 2006. Un risultato che ha permesso anche di evitare aumenti eccessivi di prezzo nelle farmacie e parafarmacie. In questi canali, infatti, i prezzi sono solo del 12% più alti rispetto al 2006 rimanendo: quindi al di sotto del tasso di inflazione». Infine, Altroconsumo denuncia il fatto che «si tratta di una liberalizzazione comunque monca. Per ottenere una manovra davvero vantaggiosa ed efficace bisogna avere il coraggio di estendere la liberalizzazione anche ai farmaci in fascia C con ricetta, ovvero tutti quei medicinali che sono pagati direttamente dai cittadini. Ad oggi oltre il 90% dei farmaci Sop e Otc continua a essere venduto dalle farmacie e questo non aiuta certo la concorrenza».
Anche la Rete Consumatori Italia si è pronunciata sulle riforme previste per le farmacie, spiegando che il sistema non può essere «un luogo chiuso solo ai possessori di attuali farmacie. Perché facciamo laureare centinaia di nuovi giovani farmacisti se poi il loro compito è solo quello di fare da banconieri?». «Si ha la sensazione – conclude l’associazione – che sia la vendita dei farmaci di fascia C che la gestione delle strutture debbano restare per secoli solo di aristocratiche famiglie settoriali. Aprire a nuovi servizi e a nuovi modelli d’impresa: questa è la soluzione».
Adiconsum ha aggiunto che «per i servizi sanitari, una riflessione dovrebbe riguardare l’abolizione del numero di licenze in capo a un unico soggetto. Il dubbio nasce dal fatto che potrebbe, pur teoricamente, avvenire che industrie del settore entrino della distribuzione farmaceutica. La conseguenza potrebbe essere il privilegio per i prodotti e i farmaci equivalenti di quell’industria, rispetto a quelli di altre aziende del comparto, provocando un possibile danno alla concorrenza e ai consumatori. Altresì, dovrebbe essere abolito il numero massimo di farmacie sul territorio nazionale. L’eliminazione del numero massimo, ovvero la sua trasformazione in numero minimo, creerebbe maggiore concorrenza con aumento della qualità e dei servizi offerti alla clientela».

[Se vuoi ricevere tutte le novità iscriviti gratis alla newsletter di FarmaciaVirtuale.it. Arriva nella tua casella di posta alle 7 del mattino. Apri questo link]

© Riproduzione riservata

Non perdere gli aggiornamenti sul mondo della farmacia

Riceverai le novità sui principali fatti di attualità.

Puoi annullare l'iscrizione con un click. Non condivideremo mai il tuo indirizzo email con terzi.