enpaf«Quando i tempi sono difficili, c’è sempre chi cede alla tentazione di imboccare la scorciatoia più semplice, ovvero cercare un capro espiatorio». A dichiararlo è l’Ordine dei farmacisti della provincia di Roma, che attraverso il suo Mattinale prende posizione in merito alla possibile riforma dell’Enpaf, adombrando l’ipotesi che sia proprio l’ente previdenziale della categoria ad essere oggetto di un fuoco incrociato. «Ad Emilio Croce, presidente dell’Enpaf, non è ovviamente sfuggito – spiega l’Ordine romano – che l’ente previdenziale è diventato negli ultimi tempi il centro di polemiche e attacchi i cui contenuti, modalità e tempistica hanno suscitato più di un interrogativo. Il presidente della cassa professionale, tuttavia, rifiuta di fare qualsiasi riferimento a questioni di “complotti” veri o presunti, preoccupandosi esclusivamente del merito delle questioni e dicendosi del tutto indisponibile a consentire che l’ente diventi il bersaglio inerte di disegni che non hanno niente a che fare con il futuro previdenziale dei farmacisti».
Viene quindi citato un comunicato dello stesso Croce, nel quale il dirigente spiega che l’Enpaf è disponibile a valutare le diverse ipotesi di riforma, ma aggiunge che «riformare la previdenza produce risultati soltanto se si è in grado di governare in modo diverso i percorsi formativi e di accesso al mercato del lavoro per i nuovi colleghi». «Con spirito di servizio – scrive ancora il presidente dell’istituto previdenziale – ho accolto la raccomandazione emersa nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale in merito alla richiesta di un breve rinvio delle proposte di riforme regolamentari già pronte e presentate all’Assemblea lo scorso 25 giugno, tra cui quella relativa all’estensione da 5 a 7 anni del periodo massimo di disoccupazione temporanea ed involontaria per usufruire della riduzione contributiva. Il rinvio è stato motivato dalla volontà emersa da parte di alcuni presidenti di Ordine di elaborare una riforma complessiva del sistema previdenziale e assistenziale. Nel corso del prossimo Consiglio di amministrazione di luglio, provvederemo ad istituire un’apposita Commissione di studio, e già nel prossimo Consiglio nazionale di ottobre saremo in grado di illustrare e sottoporre al vaglio dell’Assemblea i primi risultati di un lavoro che, per essere ben fatto, necessariamente non potrà essere breve».
Per quanto riguarda i percorsi formativi e di accesso al mercato del lavoro, aggiunge infine Croce, «occorre distinguere le diverse responsabilità: l’Enpaf non può governare tali processi che, per troppo tempo, hanno visto le organizzazioni di categoria semplici spettatori, creando inaccettabili forme di sotto-protezione sociale. Senza lavoro, senza chiarezza sul futuro della professione, senza certezze sul piano del diritto, la previdenza può fare ben poco, ed è costretta a correre in salita cercando di limitare, come è stato fatto in questi anni, la pressione contributiva. Ma la sfida è raccolta!».

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