«Assoluta irricevibilità delle nuove proposte provenienti dalle amministrazioni regionali e illustrate al tavolo dai rappresentanti della Sisac che appaiono integralmente non accoglibili sia per quanto riguarda il metodo che i contenuti». Sono le principali motivazioni che hanno portato Federfarma e Assofarm a ritirare la propria presenza dal tavolo delle trattative sulla convenzione farmaceutica, portato avanti nel corso degli ultimi mesi con la Struttura interregionale sanitari convenzionati (Sisac). A farlo sapere sono le stesse sigle in rappresentanza delle farmacie private e pubbliche, le quali hanno reso noto che «la presentazione di un nuovo testo della convenzione, che modifica accordi già raggiunti in oltre due anni di lavoro, vanifica le laboriose negoziazioni condotte dalle rappresentanze delle farmacie».

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Penalizzate farmacie rurali e Farmacia dei servizi

Più nel dettaglio, «le nuove proposte avanzate – hanno motivato Federfarma e Assofarm – penalizzano in modo particolare il ruolo delle farmacie rurali e negano dignità al nuovo modello della Farmacia dei servizi, evidenziando una sostanziale ed assoluta mancanza di considerazione per il ruolo svolto dalle farmacie e dai farmacisti italiani nell’attuale emergenza sanitaria, ruolo unanimemente riconosciuto dalle massime Istituzioni nazionali e dai cittadini». Le posizioni di Federfarma e Assofarm Le rappresentanze di categoria hanno fatto sapere che «restano ferme le posizioni di Federfarma e Assofarm sui temi più sensibili della convenzione». Tra questi «il sistema della distribuzione di farmaci per conto delle Asl (Dpc), il computo degli interessi passivi per i ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione, le sanzioni disciplinari, il diritto di sciopero e, soprattutto, la destinazione del Fondo dello 0,15%, da riservare ad attività di formazione dei farmacisti che, in ragione delle più recenti iniziative legislative, saranno chiamati a nuovi e importanti impegni per la somministrazione di test Covid-19 e di vaccini».

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