«La farmacia in Francia sta vivendo molti cambiamenti perché da qualche anno ci sono sempre più nuovi ruoli che vengono affidati ai farmacisti e anche il modello di retribuzione è stato modificato». A tracciare un quadro dell’andamento del settore delle farmacie in Francia, in un’intervista a FarmaciaVirtuale.it, è Thomas Morgenroth, docente presso l’Unité de formation et de recherche (Ufr) des Sciences de Santé et du Sport dell’Université de Lille. «Prima la remunerazione del farmacista era calcolata sul margine dei prezzi dei farmaci. Oggi i farmacisti sono remunerati come i medici, sulla base dell’atto professionale, con l’onorario». Tra le trasformazioni in corso in Francia, il docente evidenzia che «un altro grande cambiamento riguarda la riduzione del numero di farmacie: in 10 anni sono scomparse il 7% delle farmacie, passando dalle 22mila farmacie in Francia alle 20mila 500 attuali». Morgenroth evidenzia che «questa scomparsa non è dovuta a fallimenti aziendali ma al fatto che si stanno acquistando farmacie da parte di altre farmacie semplicemente per essere chiuse o per fare raggruppamenti tra più farmacie». Questa condizione dunque porta a una scomparsa delle farmacie, contestualmente al fatto che la popolazione francese, come quella europea, invecchia sempre di più e dunque richiede sempre più cure di prossimità.

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Farmacie in Francia: tra chiusure e raggruppamenti

Sui motivi delle chiusure Morgenroth spiega che «non c’è uno studio che ne analizza le cause», tuttavia «il 60% delle chiusure avvengono in seguito ad acquisizioni, il 30% per via di un raggruppamento e solo dal 7 all’8% delle chiusure sono costituite da fallimenti». Morgenroth evidenzia che «ci sono circa 15 farmacie che falliscono ogni anno in Francia» e dunque «non è proprio per motivi economici che le farmacie stanno scomparendo, ma per ragioni di strategia tra farmacie che si uniscono e che insieme diventano più forti e hanno livelli di attività più elevati». Sulle acquisizioni il docente spiega che «le strategie di acquisizione di farmacie possono essere fatte in Francia perché non esistono catene di farmacie», ma «ci sono gruppi che danno un marchio alla farmacia e a cui i farmacisti possono aderire liberamente». In tutti i casi «la proprietà del capitale è detenuta dagli stessi farmacisti e un farmacista può detenere solo una farmacia di maggioranza e avere altre partecipazioni di minoranza in altre quattro farmacie massimo, quindi cinque farmacie in tutto. I farmacisti non possono creare catene con la legislazione attuale».

L’identità che il gruppo conferisce alla farmacia

In merito alla frammentazione dei gruppi «in Francia abbiamo approssimativamente tra 80 e 100 gruppi diversi. Ci sono gruppi nazionali, gruppi regionali, gruppi locali». Ci sono poi le «grandi federazioni di gruppi e le unioni di gruppi». Ogni gruppo cerca di fornire un profilo identitario alla farmacia affiliata: «Alcuni si concentreranno maggiormente sulla salute naturale, altri vanno in direzione del prezzo basso, altri ancora vanno in direzione delle nuove missioni affidate al farmacista. Ognuno cerca di trovare la propria identità». In tal senso «c’è grande competizione tra i gruppi e solo pochi di loro riescono a costruirsi una vera identità». Per questo motivo «ci sono due tipologie di farmacisti: c’è chi si sente sopraffatto e trova difficile accettare il cambiamento», ma c’è anche chi «prova a prendere il cambiamento e usarlo» ma è «complicato perché in Francia abbiamo un altro problema: c’è carenza di farmacisti».

Le prestazioni professionali dei farmacisti in Francia

Sui cambiamenti legati alle prestazioni erogate dai farmacisti Morgenroth spiega che «il servizio sta cambiando: ora ai farmacisti viene chiesto di seguire i pazienti nella loro patologia, sulla base del piano terapeutico. Pazienti asmatici, pazienti che usano anticoagulanti, pazienti in terapia con farmaci antitumorali. Si tratta di percorsi condivisi con il medico che mettono il farmacista in grado di poter erogare un follow-up individuale del paziente per garantire una buona compliance al trattamento e l’efficacia del trattamento». Anche in questo caso, tuttavia, «il problema è il tempo che manca ai farmacisti per erogare questi servizi». Inoltre tali servizi «non sono adeguatamente remunerati, quindi è complicato poterli attuare in maniera significativa nelle farmacie». In generale «l’esercizio del farmacista diventa sempre più interprofessionale, si dialoga sempre di più con le altre professioni sanitarie e questo grazie all’implementazione in tutta la Francia».

Il ruolo del farmacista clinico in Francia

Sul ruolo del farmacista in Francia, secondo Morgenroth «il farmacista diventerà un clinico. L’esercizio diventerà sempre più simile a una farmacia clinica, tipica degli ospedali. Il professionista diventerà un clinico sempre meno concentrato sul farmaco – anche se la conoscenza del farmaco è molto importante – e sempre più centrato sul paziente. La sua funzione principale sarà l’educazione terapeutica. Ciò perché in Francia è presente un sistema sanitario che finanzia molto la salute. È un sistema centralizzato e per rendere efficiente questo sistema di finanziamento il legislatore è obbligato a controllare i costi legati ai cattivi trattamenti terapeutici e verificare la corretta aderenza terapeutica. I farmacisti sono l’ultimo anello della catena ed è su loro che pesa la responsabilità dell’aderenza al trattamento, dell’educazione terapeutica. Il farmacista potrà mettere in atto il proprio ruolo strategico attraverso il tempo dedicato ai pazienti».

L’intervista integrale

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