Alcuni giorni addietro il ritrovamento senza vita di due fratelli in un hotel a Firenze ha generato sconcerto nella categoria. Ciò per il coinvolgimento di un farmacista che avrebbe presumibilmente ceduto alcune confezioni di un farmaco a base di ossicodone senza che – da ciò che emerso dalle cronache locali – l’acquirente avesse esibito la ricetta necessaria per l’erogazione. Il ritrovamento delle confezioni di medicinale sul luogo del tragico evento ha così aperto all’ipotesi che i giovani avessero fatto uso di tali farmaci in concomitanza ad alcol e droghe. Circostanze ancora in corso di accertamento che avevano suscitato la reazione di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) dirigente. «Attualmente – aveva spiegato il dirigente – è in corso un’indagine giudiziaria che accerterà se vi sono responsabilità da parte di un farmacista e quali. Quando i fatti saranno accertati, come di prassi, sarà l’Ordine provinciale di Firenze ad assumere le iniziative disciplinari necessarie».

Alle parole di Mandelli sono seguite quelle del Conasfa, associazione in rappresentanza dei farmacisti non titolari, secondo cui «la categoria e le organizzazioni professionali devono soffermarsi sul problema cronico dell’elusione delle norme. Contravvenire alle norme di leggi e al Codice deontologico comporta responsabilità specifiche e gravi del farmacista. Purtroppo spesso sottoposto a pressioni da più parti, si rischia di non rispettare le regole che tutelano, oltre il cittadino, la nostra professionalità».

In merito all’erogazione di farmaci senza ricetta era intervenuta l’Associazione scientifica farmacisti italiani (Asfi) che lo scorso gennaio aveva invitato tutti i farmacisti al rispetto della normativa vigente e gli Ordini professionali ad intervenire nel caso di illeciti. «Chi vende medicinali che possono causare danno alla salute – aveva sottolineato l’Asfi -­ senza rispettare le regole di corretta dispensazione, è il peggior nemico della nostra professione». Al tempo, l’intervento si rese necessario in seguito della pubblicazione di alcune notizie riferite alla diffusione, tra gli adolescenti, del consumo di “Purple Drank”, mix ottenuto mediante la miscelazione di medicinali a base di codeina e bevande alcoliche.

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