«A seguito delle indagini condotte sui casi di epatite colestatica segnalati dopo l’assunzione di integratori alimentari contenenti estratti e preparati di Curcuma longa, e, in un caso, dopo il consumo di Curcuma in polvere, il gruppo interdisciplinare di esperti appositamente costituito e la sezione dietetica e nutrizione del comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale hanno concluso che, ad oggi, le cause sono verosimilmente da ricondurre a particolari condizioni di suscettibilità individuale, di alterazioni preesistenti, anche latenti, della funzione epato-biliare o anche alla concomitante assunzione di farmaci». È quanto rende noto il ministero della Salute, in una nota diramata venerdì 26 luglio. Secondo il dicastero «gli eventi segnalati hanno coinvolto preparati ed estratti di curcuma diversi tra di loro e si sono verificati dopo l’assunzione di dosi molto variabili di curcumina, anche se nella maggior parte dei casi il titolo di tale sostanza era elevato e spesso associato ad altri ingredienti volti ad aumentarne l’assorbimento».

Come riportato da FarmaciaVirtuale.it ai propri lettori, il ministero della Salute, in una nota pubblicata venerdì 21 giugno 2019 sulla base di una segnalazione dell’Istituto superiore di sanità, aveva evidenziato che erano saliti a 21 i casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, riconducibili al consumo di Curcuma. Il ministero aveva inoltre comunicato della presenza in corso di ulteriori analisi. Risultati che, secondo quanto reso noto, hanno portato ad elementi di chiarezza tali da escludere cause legate alla natura delle componenti utilizzate per l’allestimento dei preparati: «Le analisi effettuate sui campioni dei prodotti correlati ai casi di epatite – spiega il ministero nella nota – hanno escluso la presenza di contaminanti o di sostanze volontariamente aggiunte quali possibili cause del danno epatico». In aggiunta a ciò, spiega, «dall’esame dei dati della letteratura scientifica e dalle informazioni fornite dagli altri Stati membri, sono emerse segnalazioni di casi di epatiti acute ad impronta colestatica correlati all’uso di estratti di curcuma anche in altri Paesi».

Ne consegue che, sottolinea il ministero, «alla luce di tali conclusioni, si è deciso di adottare una specifica avvertenza per l’etichettatura degli integratori in questione, volta a sconsigliarne l’uso a soggetti con alterazioni della funzione epato-biliare o con calcolosi delle vie biliari e, in caso di concomitante assunzione di farmaci, ad invitare comunque a sentire il parere del medico». Mentre, «per la curcuma in polvere, considerando la storia e le dimensioni del consumo come alimento, non sono emersi elementi per particolari raccomandazioni».

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