La questione del parallel trade è tornata una volta ancora alla ribalta, dopo la pubblicazione – da parte del quotidiano svizzero “Ticino Online 20 Minuti” – di un articolo che parla di italiani che varcano il confine per cercare nelle farmacie elvetiche i medicinali che non riescono a trovare in patria. In particolare, viene citato il Valsartan, ritirato dal mercato in Italia a causa dei problemi riscontrati sui siti di produzione del principio attivo. Ma anche il Questran, farmaco comunemente noto come mancante, fa parte di quelli che chi ha la fortuna di non abitare troppo lontano dal confine cerca al di là della frontiera.

«Si tratta di cose che effettivamente accadono – spiega a FarmaciaVirtuale.it Fabrizio Gianfrate, docente di Economia sanitaria e farmaceutica -. Certo per una valutazione ragionata occorrerebbe poter comprendere le dimensioni del fenomeno, per capire se si tratta di qualche cosa di episodico o se esso possa assumere invece un’ampiezza tale da imporre un intervento. Va detto che in ogni caso si tratta di qualcosa di grave, anche perché chi abita nei pressi di un confine ha la possibilità di ovviare al problema recandosi all’estero, ma gli altri?». Il docente sottolinea tuttavia anche il fatto che, in realtà, il problema non nasce a suo avviso dalle industrie farmaceutiche: «È vero che la strategia è quella di evitare introdurre nel mercato un quantitativo troppo ampio al fine di scoraggiare le pratiche di parallel trade, ma il problema della carenza dei farmaci non dipende in modo diretto da questo. Ad oggi le aziende forniscono un quantitativo più che sufficiente per far fronte alla domanda nazionale. Anzi, in verità i totali sono anche leggermente superiori al fabbisogno. D’altra parte sarebbe autolesionistico da parte delle industrie rinunciare a vendere. Il problema sorge dal fatto che alcuni grossisti, così come alcune grandi farmacie, decidono di non far arrivare i medicinali, rispettivamente, alle farmacie e ai pazienti, ma preferiscono esportarli perché in questo modo possono ottenere guadagni superiori».

Quale potrebbe essere una soluzione al problema? Gianfrate ribadisce che «difficilmente da parte delle nazioni europee si deciderà di cambiare le cose, perché a molti Paesi il parallel trade conviene. Alcuni governi, non a caso, incentivano l’importazione parallela. È per questo che ritengo che l’unico modo per ridurre almeno parzialmente il fenomeno sia quello di diminuire il gap nei prezzi. Se domani l’esportazione non fosse più così conveniente, infatti, è chiaro che molti potrebbero rinunciarvi».

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