Business-farmaceuticoL’influenza A, detta anche febbre suina o virus H1N1, si è rivelata un affare da svariate decine di milioni di euro, favorendo il business farmaceutico globale.

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Nel 2012 sembrerebbe che a determinati livelli, tutti possono avere un amico di un amico all’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità e sfruttare qualche leva per calcare la mano sugli alert emanati.

Business farmaceutico e diffusione virus influenza A

Le previsioni sulla diffusione dell’influenza suina si sono rivelate oltremodo allarmistiche.

In Italia ha colpito poco più di duemila persone, in Europa circa cinquantamila, con 136 casi mortali. In Italia si sono sottoposte al vaccino soltanto 700 mila persone.

Per quanto riguarda il personale medico sanitario, solo il 14 % è ricorso alla vaccinazione. Il Ministero della Salute ha acquistato dalle case farmaceutiche circa 48 milioni di dosi.

Da questi dati se ne ricava che solo una dose su 70 è stata utilizzata. Per le industrie produttrici del vaccino si è trattato di un affare da 200 milioni di euro.

Novartis, Glaxo Smith Cline, Sanofi Aventis e Baxter sono le principali big del business farmaceutico, hanno distribuito il vaccino ed hanno trattato con i vari governi, compreso quello italiano.

Per far fronte a questa spesa sono avvenuti dei passaggi di fascia di alcuni farmaci: Alcuni di fascia A, dunque totalmente gratuiti, sono stati inseriti in fascia C ovvero interamente a carico del cittadino, per fronteggiare il maggior costo degli investimenti in vaccini.

Pandemia, errore di valutazione o manovra del business farmaceutico contro la crisi?

Nonostante le valutazioni allarmistiche lanciate dai media in tutto il mondo, il virus dell’influenza suina o H1N1 si è rivelato meno pericoloso di quanto previsto.

Era stato presentato come un virus particolarmente resistente, che avrebbe potuto comportare complicanze gravissime e una mortalità superiore agli altri virus influenzali. Anche queste previsioni si sono però rivelate errate. Non per il business farmaceutico.

In Italia vi è stato un unico caso accertato di decesso collegabile al virus.

In tutto il mondo i casi mortali registrati sono stati poco più di 3500, tanti quanti se ne registrano per un qualsiasi altro virus influenzale.

Le categorie a rischio sono invariate: pazienti con malattie croniche dell’apparato cardio-circolatorio e respiratorio come gli asmatici o malati di fibrosi cistica, pazienti affetti da gravi patologie renali, pazienti immunosoppressi.

Big pharma avvia la task force stagionale

Basta poco per seminare terrore a più livelli: il messaggio allarmistico parte dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, arriva ai Governi nazionali per finire poi nelle mani della stampa, pagata o no, che a partire da settembre e per tutta la durata dei mesi autunnali rilancia l’informazione che finisce con il plagiare l’opinione pubblica ma anche la classe medica.

E il business farmaceutico vince la crisi.

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