autoproduzione dei bolliniChi fa da sé fa per tre? Non sempre. Il celebre motto, almeno, sembra non sposarsi con la situazione attuale del Poligrafico dello Stato così come fotografata dal parlamentare di Forza Italia Paolo Russo. Nel mirino è finita la decisione da parte dell’Istituto di mettersi in proprio nella realizzazione dei contrassegni, rinunciando quindi a qualsiasi forma di supporto da parte di aziende fiduciarie già da tempo impegnate nella stampa della maggior parte dei bollini farmaceutici.
La questione è stata affrontata in un’interrogazione che risale allo scorso 31 marzo e che è stata presentata proprio dall’onorevole Russo. Nel testo si può leggere: “l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, rivendicando una esclusiva legale nella fabbricazione dei bollini ottici farmaceutici, avrebbe deciso di internalizzare completamente il servizio predisponendo addirittura l’acquisto diretto di macchinari per l’autoproduzione e sospendendo la procedura per una gara pubblica indetta per la fornitura di bollini da parte delle imprese cartografiche terze”.
In sintesi: “una decisione irragionevole”. Così è stata definita dal parlamentare che si è rivolto al Ministero dell’Economia (l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato nel 2002 diventa società per azioni e ha nel Mef il proprio azionista unico) chiedendo un intervento ritenuto necessario per salvaguardare le casse dello Stato dall’acquisto di macchinari il cui costo non potrebbe essere ammortizzato nel medio-lungo periodo a causa dell’imminente modernizzazione del sistema di rendicontazione e controllo della spesa sanitaria.
L’intenzione, dunque, è quella di arginare una scelta, l’autoproduzione appunto, che, come espresso da Russo in una dichiarazione riportata da ilvelino.it, potrebbe rappresentare “un boomerang per lo Stato, per le aziende produttrici di farmaci e soprattutto, considerati i disagi degli ultimi giorni, per i cittadini”.
Di certo non sembrano potergli far cambiare idea i risultati fin qui fatti registrare dall’Istituto che, a suo avviso, “ha irragionevolmente scelto una strada che ha già dimostrato di non poter percorrere. È bastata, infatti, una partita difettosa di carta per mandare in tilt il sistema. Figuriamoci quando si tratterà di stampare in casa tutti i 2,3 miliardi di bollini farmaceutici prodotti ogni anno”.
Ad anticipare il j’accuse, nei vari punti dell’interrogazione, due considerazioni. La prima è che “l’Istituto è l’unica realtà presso la quale le aziende farmaceutiche possono approvvigionarsi del bollino”. La seconda, invece, sottolinea che “in virtù di detto esclusivo rapporto sono garantiti rilevanti margini di utili rispetto all’effettivo costo di produzione del bollino”. Una produzione che, inoltre, sembra essere destinata a una profonda revisione in virtù dell’introduzione normativa della ricetta elettronica.
Riuscirà l’Istituto Poligrafico a fare da sé?

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