L’Italia è il Paese europeo dove si registra il maggior numero di morti causate dall’antibiotico-resistenza: i decessi sono 12mila all’anno. Si tratta di una questione culturale, oltre che clinica ed economica, determinata anche dalle conoscenze di base degli utenti, con ripercussioni sul benessere generale del paziente. Le conseguenze di questo primato italiano hanno effetti sull’intero funzionamento del sistema, con una stima del costo complessivo che, secondo Aifa, si aggira sui 2,4 miliardi di euro l’anno. Serve che alle campagne di sensibilizzazione facciano seguito azioni concrete, capaci di trasformare il farmacista in educatore sanitario e sentinella dell’uso appropriato del farmaco.

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I report presentati sul tema

È il proposito più importante scaturito il 20 gennaio 2026 all’evento “Antimicrobico-resistenza: evidenze scientifiche, sostenibilità del Ssn e nuovi modelli di sanità territoriale”, promosso da Fenagifar al ministero della Salute. Durante l’iniziativa, alla quale ha preso parte il Sottosegretario di Stato al ministero della Salute Marcello Gemmato, sono stati illustrati i risultati di due complesse indagini in collaborazione con l’Università di Torino: “Amr è tempo di agire”, i cui esiti sono stati presentati da Paolo Levantino, segretario Fenagifar, e dalla professoressa Paola Brusa, e “Streptococco: analisi farmacoeconomica”, quest’ultimo svolto anche con la partecipazione del Collegio Carlo Alberto, illustrato da Tommaso Emanuelli, Consigliere dell’Ordine di Farmacisti di Torino, e dalla professoressa Marina di Giacomo.

L’uso di antibiotici senza prescrizione medica

Grazie ai due studi, condotti con l’intervento diretto dei farmacisti in qualità di somministratori di questionari, sono stati raccolti 14.500 dati, utili per comprendere, tra l’altro, che un intervistato su quattro ha fatto uso di antibiotici senza prescrizione medica. Non portando a termine la terapia prescritta in precedenza, i blister rimangono nei cassetti determinando usi impropri. Un parte rilevate degli intervistati non sa che l’antibiotico è inefficace contro i virus. C’è poi chi ha preso l’antibiotico facendosi consigliare da parenti e amici o, a sua volta, consigliando altre persone. Non è sempre noto, inoltre, che sono i batteri a sviluppare la resistenza e non l’organismo umano.

L’attenzione del G7 al tema

Mentre il ministero della Salute ha già stanziato 100 milioni che saranno utilizzati per ricerca su antibiotici reserve – come annunciato dal Sottosegretario Gemmato – il G7 ha posto l’attenzione della comunità internazionale sul tema. Laddove i farmacisti hanno ruolo di primo piano in questa direzione, in Europa o nel continente americano, si registra un alleggerimento del sistema ed una riduzione dei costi sanitari. In questa “battaglia culturale” – ha evidenziato Vladimiro Grieco, presidente Fenagifar, che ha coordinato i lavori con la giornalista Francesca Fagnani – «la farmacia è un presidio che può intervenire in maniera sistemica. Il problema nasce sui territori per infezioni banali».

Il potenziale degli esami Pcr in farmacia

Avere la possibilità di effettuare in farmacia l’esame della Pcr, per Andrea Mandelli, presidente Fofi «ci offre la possibilità reale di dire “no”, nel caso in cui l’infezione non fosse batterica. Dobbiamo misurare la nostra capacità di essere interdittivi e la Federazione è già pronta a svolgere un lavoro con il Ministero, individuando un’area pilota». Per il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, «occorre sfruttare i i valori della capillarità e della professionalità, due asset su cui lavorare per dare il nostro contributo». Importante, per Federfarma, è il progressivo dispiegarsi di norme che, grazie al Governo, offrono la possibilità al farmacista di fare screening.

Impegno per politiche comuni più efficaci

Michele Picaro, membro della Commissione Sanità pubblica del Parlamento europeo, auspica che le riposte siano fondate su prevenzione, appropriatezza prescrittiva, formazione e sulla responsabilità condivisa tra istituzioni, professionisti sanitari e cittadini. Picaro ha annunciato che «in sinergia con il Sottosegretario Gemmato stiamo lavorando con determinazione affinché, anche nell’Unione europea, si possa rafforzare l’impegno nella direzione di politiche comuni più efficaci, che diano maggiori investimenti in termini di ricerca e innovazione e che si configurino come reale approccio alla politica One Health».

Lorenza Ceccarini

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