anatocismo bancario farmacieGià solo il termine sembra fatto apposta per renderlo di difficile comprensione per i comuni mortali: si tratta dell’anatocismo, parola che sta a indicare il meccanismo che consente alle banche di applicare all’utente il pagamento di interessi sugli interessi. Un sistema per il quale non sarebbe facile per i cittadini, e tra questi ovviamente le farmacie non fanno eccezione, averne piena consapevolezza, difronte alla complessità dei calcoli e delle diciture usate dalle banche, salvo scontarlo però nelle cifre da versare all’istituto di credito. Dell’argomento per un po’ non si era più sentito parlare, grazie alla sua abolizione e nonostante alcuni tentativi di reintrodurlo, ma è tornato – sfortunatamente – in auge perché il Dl Competitività in corso di conversione al Senato prevede di dichiarare l’anatocismo nuovamente legittimo, su base annuale. Una decisione che ha creato una levata di scudi e per cui risulterebbe difficile risalire alla paternità, almeno stando a Francesco Boccia (Pd), presidente della commissione Bilancio della Camera, uno dei più agguerriti tra i contrari, che promette battaglia. Boccia chiede anche che il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco riferisca in Parlamento su quale sia la posizione dell’ente. A scatenare la sua reazione è stata l’audizione in Commissione Attività produttive di Palazzo Madama di Giorgio Gobbi del Servizio stabilità finanziaria della Banca d’Italia, che si è lasciato andare a dichiarazioni del tipo che solo nei Paesi islamici non c’è l’anatocismo, lasciando intendere neanche troppo sottilmente il favore per la sua applicazione. «Pensavo che la reintroduzione dell’anatocismo fosse dovuta a un errore. Dopo averne ascoltato le gravi dichiarazioni, temo non sia così», afferma Boccia, che considera «inaccettabile che Bankitalia si schieri a difesa della capitalizzazione degli interessi sugli interessi, una norma dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale». La consulta si è infatti espressa in senso negativo più volte, anche grazie alle iniziative portate avanti dall’Adusbef, Associazione difesa utenti servizi bancari finanziari postali e assicurativi. Già nel 2000, dopo il pressing dell’associazione, la Corte costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità nel decreto ‘salva banche’ del governo D’Alema della norma sull’anatocismo trimestrale fino ad allora praticato. Tutto tranquillo, poi, per quasi un decennio, fino a quando, come ricostruisce l’Adusbef, con un emendamento inserito nel decreto Milleproroghe del 2011, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, «suggestionato e forse ricattato dai banchieri, che minacciavano di non procedere agli acquisti dei titoli di Stato in un momento di crisi delicata sui mercati per l’alto spread sui Btp rispetto ai bund tedeschi, assecondò le loro richieste inserendo una norma che stabiliva la prescrizione breve per l’anatocismo applicato sui conti correnti», garantendo quindi l’impunità alle banche. Ancora una volta Adusbef sollevò eccezioni di costituzionalità in diversi tribunali e la Corte dichiarò l’illegittimità della norma. L’anatocismo sembrerebbe dunque raccogliere consensi bipartisan sia a destra che a sinistra, tanto che ora anche nel governo Renzi una “longa manus” bancaria premerebbe per la reintroduzione. L’Adusbef non usa mezzi termini nel definire l’Esecutivo «cameriere dei banchieri» e promette di impugnare il decreto contro «l’usura legalizzata». Anche Boccia, dal canto suo, assicura l’impegno della sua parte politica. «Il Partito democratico ha cancellato l’anatocismo una volta e, se necessario, lo rifarà una seconda», dice a proposito di un emendamento approvato all’unanimità nella legge di stabilità nel 2013 che di fatto eliminava l’anatocismo. In Senato è stata presentata una serie di emendamenti al Dl Competitività che ne chiedono di nuovo la soppressione a firma trasversale tra i diversi gruppi parlamentari. Non resta che sperare che la ragione prevalga sulla lobby bancaria, soprattutto considerato che, in un settore come la farmacia in crescente sofferenza, l’ulteriore colpo che deriverebbe dalla reintroduzione degli interessi sugli interessi per tanti colleghi titolari con una situazione debitoria potrebbe essere fatale e significare la chiusura.

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