abocaIl gruppo toscano Aboca, con sede a Sansepolcro (in provincia di Arezzo), specializzato nella fabbricazione di prodotti fitoterapici, ha acquistato le 21 farmacie comunali presenti sul territorio di Firenze. Ad anticipare la notizia è stato il Corriere Fiorentino, che ricorda come il totale dei dipendenti degli esercizi oggetto dell’operazione siano 141.
Secondo quanto riferito dal Sole 24 Ore, l’acquisizione è stata confermata dalla famiglia Mercati, proprietaria della stessa Aboca. In termini tecnici, mancano ancora alcuni giorni affinché il tutto sia portato a termine, ovvero prima che la società Comifar (controllata dal gruppo tedesco Phoenix) ceda all’impresa acquirente l’80% delle azioni di Afam (Azienda farmaceutica municipalizzata, partecipata dal comune di Firenze). Il controvalore dell’operazione dovrebbe aggirarsi attorno ai 25 milioni di euro.
Inoltre, stando alle informazioni riportare dal quotidiano toscano, anche lo stesso comune fiorentino starebbe pensando di cedere la sua quota, pari al 20% del totale delle azioni, il che consentirebbe ad Aboca di arrivare a controllare la totalità del capitale. «L’intera operazione – specifica il Corriere Fiorentino – per quanto riguarda la sponda pubblica è sotto il monitoraggio di Lorenzo Perra, assessore alle Partecipate. Per Palazzo Vecchio si tratta di un piano molto interessante, perché l’investimento di Aboca consentirà di aumentare la redditività e la qualità dei servizi offerti dalle farmacie». L’iniziativa si inquadra in un più ampio quadro di rafforzamento ed espansione del gruppo aretino: Afam si occupa infatti anche della gestione del sistema di distribuzione dei medicinali in tutte le farmacie coinvolte nell’operazione.
Aboca dovrebbe chiudere l’esercizio relativo al 2015 con un risultato, in termini di fatturato, attorno ai 120 milioni di euro. Il passo successivo, conclude il quotidiano toscano, è quello che punta alla quotazione in Borsa.
Alla fine del mese di novembre del 2015, lo stesso gruppo aveva annunciato una delocalizzazione, dichiarando che nell’area nella quale è attualmente installato (la Valtiberina) la presenza di pesticidi è eccessiva, e non consente di continuare a produrre complessi molecolari naturali e piante medicinali.

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