Avanza il progetto di pharmaceutical care del farmacista, farmacologo applicato, ricercatore indipendente Mauro Luisetto. «Importante superare gli ostacoli culturali ed economici».

pharmaceutical care«Perché non introdurre la figura del farmacista clinico in tutti gli ospedali?»: lo chiede con forza e lo auspica per il futuro Mauro Luisetto, farmacista, farmacologo applicato, ricercatore indipendente di Piacenza e ideatore di un progetto di Pharmaceutical Care, partito nel 2014 e già trattato da FarmaciaVirtuale.it lo scorso mese di gennaio. Nato inizialmente come un corso online fruibile da tutti e destinato a chi volesse informarsi e acquisire conoscenze sul nuovo modello introdotto dalla Pharmaceutical care, che prevede la presa in carico del paziente, il progetto si è sviluppato ed è arrivato alla costruzione, tuttora in atto, di un manuale realizzato grazie al contributo di colleghi provenienti dall’Italia e dall’estero. «Ho riscontrato un certo interesse nazionale, ma soprattutto internazionale – spiega Luisetto – Molti mi hanno chiesto informazioni per tirocini formativi e corsi post-laurea oppure mi hanno posto stimolanti quesiti e punti di vista. Ho preparato anche diversi articoli, che sono stati ben accolti da importanti riviste internazionali, che li hanno poi pubblicati e mi hanno chiesto di elaborare alcuni editorial su argomenti specifici. Per il 2017 ho intenzione di redigere una versione del manuale con un taglio più manageriale, che possa trovare applicazione pratica nel mondo della sanità, per contenere le spese per farmaci e dispositivi medici, ridurre gli errori terapeutici e migliorare le outcomes cliniche». La Pharmaceutical care è ancora in fase iniziale nel nostro Paese. «Ci sono degli sviluppi, i principi sono stati recepiti, esistono le direttive dell’Unione Europea, ma è importante portare il livello di applicazione della Pharmaceutical care in Italia al pari di altri paesi come gli Stati Uniti, l’Inghilterra e l’Australia, dove i farmacisti clinici girano nei reparti degli ospedali – precisa Luisetto – Il farmacista è sempre stato visto come colui che deve dispensare il farmaco: con questo nuovo concept, invece, si interviene anche nelle altre fasi che prevedono il monitoraggio, il controllo degli effetti collaterali della terapia, l’interazione con il medico, senza però invadere le competenze altrui. Studi clinici internazionali hanno dimostrato come la presenza della figura del farmacista clinico in una equipe medica possa portare a risultati migliori e addirittura a una riduzione del tasso di mortalità all’interno delle Intensive Care Unit. In questo modo, il processo decisionale relativo alle terapie farmacologiche potrebbe diventare sempre più multidisciplinare, soprattutto nei casi di pazienti gravi o di utilizzo di farmaci molto costosi». A porre un freno all’implementazione di questa figura all’interno delle equipe mediche ci sono ostacoli di tipo economico e culturale, legati all’accettazione del suo ruolo. «Vedo comunque il futuro in via di sviluppo – conclude Luisetto – È necessario superare questi gap per avvicinarci ai livelli di alcuni paesi esteri». Per inviare contributi scientifici, scrivere una mail a maurolu65@gmail.com.

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