Francesco Palagiano, farmacista territoriale e segretario Asfi, offre una riflessione sul ruolo del farmacista, partendo da un’esperienza vissuta in prima persona.

farmacistaFarmaciaVirtuale.it ha ricevuto la testimonianza di un farmacista, Francesco Palagiano, in merito al ruolo professionale nella dispensazione di medicinali, partendo da una sua recente esperienza che coinvolge due noti farmaci per il trattamento degli stati diarroici. «Stamattina – racconta Palagiano – è entrato nella mia farmacia un paziente, chiedendo una confezione di Bimixin in compresse, dispensabile solo dietro presentazione di ricetta medica, che il cliente non aveva. Ho risposto con domande di rito (“A cosa le serve?”, “Mi racconta cosa è successo?”), ed ho ottenuto una risposta spazientita». Il cliente, prosegue, «ha detto che era per lui, che aveva avuto varie scariche di diarrea dalla notte scorsa, e che in questi casi prendeva sempre lo stesso farmaco. Ho replicato che non mi sembrava indicato nel suo caso: è un’associazione di due antibiotici che non ha efficacia negli episodi di dissenteria su base virale, come sembrava essere il suo. Gli ho così consigliato di un altro farmaco in compresse sublinguali, classificato OTC, suggerendogli di prenderne due subito. Il cliente ha cominciato ad insistere, dicendo che da sempre lui prendeva il primo medicinale in questi casi, che non aveva mai avuto difficoltà a comprarlo in farmacia, e che non capiva il mio atteggiamento “di chiusura”. Alla fine, ha stranamente seguito il mio consiglio, ma ha detto che sarebbe andato di corsa in un’altra farmacia a comprare il suo medicinale “preferito”. Andandosene, ha addirittura insinuato che io avessi chissà quali “interessi” nell’insistere nel volergli fornire un’alternativa».
«Quest’episodio – osserva – ha rafforzato la mia convinzione che la nostra professione non ha un futuro se non rimettiamo al centro la nostra professionalità e la deontologia, smettendola di assecondare qualsiasi richiesta verbale del cliente, senza neanche porgli qualche domanda». Quanto ai due farmaci in questione, Palagiano sottolinea che «il primo è un farmaco di classe C, per cui ha una marginalità netta del 33% circa. A fronte di un costo per il cliente di 10,90 €, lo acquistiamo a 6,60 € circa: a noi rimangono netti circa 3,10 €. Il secondo è un OTC, per cui comprandolo direttamente si può spuntare un buon prezzo d’acquisto. A fronte di un costo consigliato al pubblico di 9,10 €, l’ultima volta l’ho acquistato a 4,38 €, per un guadagno netto di 3,90 €. Quindi i conti ci dicono che dispensando quest’ultimo, noi guadagniamo di più e il cliente spende di meno». «Perché allora – si chiede infine Palagiano – tanti, troppi colleghi continuano a comportarsi da “distributori automatici umani” di farmaci? Se continuiamo così, il mondo farà presto a meno di noi farmacisti di territorio».

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