ndrangheta nelle farmacie«La ’ndrangheta punta al mercato farmaceutico. Le colpe dei padri non ricadano sui figli, ma ci ha stupito constatare come diversi giovani appartenenti alle famiglie mafiose scelgano di laurearsi in farmacia». Il Corriere della Sera ricorda le affermazioni pronunciate circa un anno fa del capo della Direzione distrettuale antimafia, Ilda Boccassini, per introdurre un articolo nel quale si parla di «legami arcaici, unioni, matrimoni e discendenti» delle famiglie più in vista della mafia calabrese, e che coinvolge alcune farmacie milanesi.
Già nel marzo del 2016 un’inchiesta aveva fatto emergere pratiche di riciclaggio che partivano da Siderno per arrivare fino al capoluogo lombardo. Ed è proprio nella provincia di Milano che il quotidiano indica la presenza di possibili nuovi infiltrazioni nel mondo della farmacia: «Quel che c’è dietro per il momento è solo una labile ipotesi investigativa, ma la notizia ha fatto sobbalzare sulla sedia gli investigatori che da anni si occupano di cosche». Il Corriere ripercorre matrimoni, legami di parentela e li intreccia con persone che risultano titolari o collaboratori all’interno di alcune farmacie. Si fanno i nomi di importanti clan della ‘ndrangheta e si citano negozi aperti in alcuni comuni situati nell’hinterland milanese. Tra i fatti citati dal quotidiano c’è anche una conversazione telefonica: nel mese di maggio del 2011 un boss al quale è stata inflitta una condanna a 14 anni e 8 mesi viene intercettato mentre telefona in una delle farmacie oggetto dell’inchiesta. «Chiede se è possibile avere dei farmaci per due amici “che domani hanno l’aereo”. Il farmacista risponde immediatamente: “Per te questo ed altro…”». Il tutto secondo il Corsera è dunque sotto la lente degli investigatori antimafia, che vogliono verificare se e come i boss della mafia calabrese hanno deciso di puntare sulle farmacie come veicolo per riciclare denaro frutto dei proventi di attività illecite.

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