Due consiglieri regionali del Pd hanno chiesto alla giunta di rivedere le forme di sostegno alle farmacie rurali, anche considerato che molte si trovano in zone terremotate.

farmacie-ruraliCarla Casciari e Gianfranco Chiacchieroni, consiglieri del Partito democratico in Umbria, hanno presentato un’interrogazione per conoscere come voglia agire l’amministrazione regionale nell’ottica di sostenere le farmacie rurali, che nel documento vengono definite «fondamentali presidi territoriali». In particolare, i due rappresentanti hanno chiesto se la giunta voglia rivedere l’indennità per il disagiato servizio, «così come avvenuto in altre regioni con orografia affine all’Umbria». L’interrogazione parte dalla constatazione del fatto che «la popolazione di un luogo rappresenta anche l’identità, la tipicità e la storia di un territorio. Lo spopolamento, inteso non solo come semplice abbandono dei luoghi, ma anche come carenza di risorse e limite ai processi di qualificazione e sostenibilità territoriale è, quindi, un grave rischio sotto un punto di vista socio–culturale, economico e fisico–geologico. L’Umbria è da decenni soggetta a tale fenomeno, specie nelle zone rurali e nelle aree di montagna». E il tutto sta peggiorando «nelle zone colpite dal terremoto, che rischiano di ritrovarsi abbandonate». È per questo che secondo Casciari e Chiacchieroni, «per il mantenimento in vita dei piccoli comuni e delle frazioni è fondamentale la permanenza di importanti presidi quali per esempio gli uffici postali e le farmacie. Le farmacie rurali, collocate in realtà meno appetibili in una logica di mercato, rappresentano un vero punto di forza del Servizio sanitario, per il ruolo attivo e decisivo che possono svolgere per garantire effettivamente a tutti i cittadini una parità di livelli di prestazioni. In virtù della loro ubicazione in piccoli agglomerati, hanno una funzione sociale fondamentale, perché spesso rappresentano il solo presidio sanitario presente su un dato territorio».
I due consiglieri ricordano poi che la legge numero 221 del 1968 «aveva previsto una integrazione del reddito per le farmacie disagiate e le Regioni avevano predisposto con propria legge, in aggiunta all’indennità di “disagiata residenza” sulla base dei requisiti di ubicazione in Comuni, frazioni o centri con popolazione molto bassa (438,99 euro l’anno per comuni fino a 1000 abitanti), anche un’indennità di disagiato servizio basata sul fatturato annuo delle farmacie». «In Umbria – hanno concluso Chiacchieroni e Casciari – sono presenti 83 farmacie rurali che percepiscono l’indennità di disagiata residenza ma, di queste, nel 2015 soltanto 10 hanno ottenuto anche la misura aggiuntiva del disagiato servizio per un volume di spesa pari a 22.844,12 euro. La Regione Umbria, a differenza di molte altre regioni, non ha, infatti, provveduto ad adeguare al costo della vita effettivo le misure delle due indennità in tempi recenti. Da ultimo, molte di queste 83 farmacie si trovano in territori colpiti dall’ultimo evento sismico e rappresentano un presidio essenziale in zone a grave rischio di spopolamento e sempre più un punto di riferimento anche sociale per gli abitanti. L’indennità di disagiata residenza per un comune umbro con meno di 1000 abitanti è pari a 438,99 euro, mentre nelle Marche si arriva a 1800 euro. L’indennità di disagiato servizio per una farmacia umbra con fatturato di 140mila euro è di 1.033 euro mentre nelle Marche è di 13mila euro».

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