farmaci illegaliIn un’intervista a FarmaciaVirtuale.it, Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Ufficio Qualità dei prodotti e Contrasto al crimine farmaceutico dell’Agenzia Italiana del Farmaco, fa il punto sul problema dei farmaci illegali.

Qual è stato l’andamento del fenomeno del commercio di farmaci illegali. Esistono numeri che possano indicare il trend in Italia?
Come AIFA ha avuto modo di ribadire spesso negli ultimi anni, le stime relative al traffico di farmaci contraffatti sono da considerarsi meramente indicative rispetto a un fenomeno che, in ragione della sua natura – illegale e spesso riconducibile alle attività di organizzazioni criminali – è “sotterraneo”. I dati in nostro possesso riguardano infatti i sequestri effettuati sul territorio o in frontiera dalle forze di polizia e dagli addetti ai controlli.
Nel 2016, per citare qualche esempio, nel corso delle attività di controllo realizzate nel nostro paese durante l’Operazione PANGEA, sono state sequestrate in frontiera circa 80.000 unità di farmaci (tra compresse, fiale ecc.) in quanto falsificate o illegali, vale a dire prive delle necessarie autorizzazioni ai fini dell’ingresso in Italia.

È possibile tracciare un primo bilancio del progetto Fakeshare II?
Il bilancio del progetto è senz’altro molto positivo, e ciò in ragione dei significativi risultati raggiunti, riconducibili sostanzialmente ad alcuni principali filoni di attività. A partire dall’update e upgrade della Hub Fakeshare, nella quale, oltre al database delle farmacie illegali, sono stati incorporate altri due database, ovvero quello dei medicinali oggetto di furto e quello dei prodotti illegali e/o falsi. Quindi la survey per l’individuazione delle variabili psico-sociali che influisco sull’acquisto di farmaci on line, realizzata in quattro Paesi (Italia, Spagna, Portogallo e UK). Poi le ricerche di IT intelligence per investigare l’offerta illegale di medicinali attraverso i social network, nove, realizzate sulla base di una lista di farmaci e principi attivi tradotte nelle quattro lingue del progetto. Ancora, l’ideazione e realizzazione di due pubblicazioni: “Operation Volcano. The Herceptin case. Story, lesson learned, proposals” e “Pharmaceutical crime”. Infine l’organizzazione di due conferenze nel corso delle quali sono stati promossi gli strumenti predisposti nell’ambito del progetto. Alcuni dei risultati ricordati – Survey sulla vendita online e le ricerche di IT Intelligence – saranno inoltre oggetto di pubblicazioni e articoli scientifici.

L’arrivo delle farmacie online in Italia può a suo avviso amplificare il problema del commercio illegale, nel senso che alcuni malintenzionati potrebbero sfruttare l’esistenza di vere farmacie sul web per camuffarsi, magari copiando il bollino?
Ritengo che la regolamentazione della vendita online non rappresenti di per sé un fattore di rischio in tal senso. La vendita illegale di farmaci è già da tempo molto diffusa. In questo quadro rivestono senz’altro un ruolo importante le campagne di comunicazione e sensibilizzazione, come quella promossa nell’ambito del progetti europei Fakeshare.

La ratifica della convenzione MediCrime del 2011 da parte del Parlamento italiano è arrivata? In caso negativo, visto che altri Paesi (Spagna 2013, Francia 2016) lo hanno già fatto, per quale motivo a suo avviso si tentenna così tanto in Italia?
È un processo senz’altro lungo, ma comunque in corso. AIFA ha preso parte ai lavori del tavolo che ha curato la stesura del documento e dunque l’auspicio è che il processo di ratifica possa concludersi quanto prima in modo che sia possibile disporre di uno strumento estremamente utile nelle attività di contrasto alla produzione e diffusione di farmaci illegali e/o falsi.

Google ha annunciato nel suo bilancio annuale di aver bloccato più di 60 milioni di annunci pubblicitari illegali per la vendita di farmaci, sei volte di più che nel 2015: significa che il fenomeno, nonostante le attività di contrasto, è in crescita?
La problematica va senz’altro valutata da un duplice punto di vista: da un lato la rete è strumento di promozione e vendita in una molteplicità di settori e, per sua natura, poco controllabile. Dall’altro, in alcuni casi, l’inadeguatezza delle sanzioni non riesce a generare deterrenza. I dati sui sequestri – a livello mondiale – indicano comunque un trend in crescita rispetto all’offerta illegale di farmaci sul web.

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1 commento

  1. Tutto questo impegno per il contrasto al commercio illegale di farmaci senza attuare pienamente degli strumenti che già abbiamo e molto efficaci. Mi riferisco alla Banca dati del Ministero della salute che, in base all’articolo 40 della legge 39/02, deve creare (e in buona parte ha creato). Questa Banca dati è in grado di tracciare tutti i farmaci in commercio legale e quindi di capire dove eventualmente sono entrati dei farmaci illegali nel sistema ufficiale. Si comprende bene che il solo effetto deterrente fa desistere ogni pratica di questo tipo.
    Non solo. Ogni confezione ha un codice unico, univoco ed irripetibile in grado di certificare l’originalità del prodotto con una semplice APP in grado di verificarlo alle letture dell’operatore e dello stesso cittadino. Questa APP renderebbe anche tanti altri servizi per la buona conservazione dei prodotti, per l’informazione relativa all’impiego e, in tempo reale, di aggiornamento su fattori straordinari (nuove indicazioni, revoche, sospensioni…..).
    Quando il Cittadino è cosciente che il farmaco – indipendentemente alla sua provenienza, deve avere quel codice e quel codice, letto con un semplice telefonino o via web, dice di che si tratta dando tutte le informazioni assicurandone l’originalità – se privo di quel codice non va assolutamente assunto.
    Più volte ho mandato messaggi di questo tipo al Ministero della salute, all’AIFA e allo stesso IPZS che stampa i supporti ma …. nessuno ha voluto approfondire questo “uovo di Colombo”.

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