distribuzione diretta farmaciDopo la trasmissione Le Iene del 12 aprile, all’interno della quale è stato mandato in onda un servizio nel quale si spiega come la distribuzione diretta dei farmaci possa far risparmiare, se generalizzata, «un miliardo di euro alle casse dello Stato», è arrivata la risposta della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, di Federfarma, Assofarm e Sifo.
In un comunicato congiunto, le sigle sindacali e la Fofi spiegano che «non si considera in alcun punto del servizio il fatto che dall’inizio dell’anno, in seno al tavolo sulla farmaceutica convocato dai ministeri dello Sviluppo economico e della Salute è stato costituito un gruppo di lavoro che si occupa dell’analisi e delle criticità sulla spesa farmaceutica “diretta e per conto”, al quale partecipano tutte le componenti della filiera del farmaco. Non è vero, quindi, che la materia sia più o meno artatamente posta in secondo piano per favorire gli interessi di qualcuno. In assenza di una ricognizione di questo tipo risulta arduo definire un costo standard per un servizio complesso come la distribuzione del farmaco, con qualsiasi modalità la si voglia svolgere». Per questo, gli autori del comunicato spiegano che le cifre fornite per la realtà della Asl di Imperia non possono essere generalizzate. Inoltre, non vengono considerati «i costi sopportati dal cittadino per recarsi nei punti di distribuzione, in termini economici e di tempo; anche in questo caso occorre considerare che non tutte le situazioni si prestano a un servizio centralizzato: un conto è il piccolo centro, un altro la città metropolitana, per limitarsi all’esempio più immediato».
Fofi, Federfarma, Assofarm e Sifo spiegano poi che le farmacie «non agiscono come un corriere: dimenticare la radicale differenza esistente tra i beni di consumo e i farmaci significa porsi al di fuori di qualsiasi logica sanitaria e di tutela della salute. «Un altro aspetto della distribuzione diretta di cui si sottovalutano le implicazioni – prosegue il comunicato – è che spesso, nel caso delle patologie croniche, al paziente viene fornita una quantità di farmaci sufficiente a diversi mesi di trattamento. Questa pratica può determinare sprechi, nel caso in cui nel frattempo il medico decida di cambiare terapia, e allunga spesso eccessivamente l’intervallo tra un contatto e l’altro tra il paziente e i professionisti della salute che lo hanno in carico, con tutte le conseguenze del caso».
Inoltre, Ordini e sindacati sottolineano che «nel servizio sono presenti alcune imprecisioni. Le farmacie comunali, per esempio, non dipendono dalle Asl, ma appunto dal Comune, e nulla hanno a che fare con la distribuzione diretta. La spesa farmaceutica italiana, peraltro allineata a quella degli altri Paesi europei, non cresce per chissà quale gestione irrazionale della distribuzione, ma per l’impatto delle malattie croniche e per l’arrivo dei medicinali innovativi». Ancora, i firmatari evidenziano che una distribuzione diretta esclusiva «comporterebbe la disgregazione dell’attuale rete delle farmacie di comunità. Una rete di presidi sanitari alla quale si può accedere in qualsiasi momento, sicuri di trovare un professionista della salute preparato e competente al servizio del cittadino». Per cui, conclude il comunicato, «niente è più importante del diritto di cronaca ma di cronaca deve trattarsi, non dell’enfatizzazione di dati particolari al fine di sostenere una tesi costruita a priori».

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