Sono diversi i farmaci veterinari venduti online da farmacie e parafarmacie autorizzate dal ministero della Salute, ma anche da attività non meglio definite, indicate come “farmacie veterinarie”. A distanza di mesi dall’avvio ufficiale della ricetta elettronica veterinaria obbligatoria, sembrerebbe prendere piede la vendita online di tali medicinali. Se da un lato la quasi interezza delle farmacie territoriali aperte al pubblico segue con minuziosa attenzione la normativa, dall’altro prolifera un mercato “tra le righe” fatto di farmaci venduti online senza ricetta, o, con la possibilità, da parte dei venditori, di poter ricevere la ricetta elettronica via email, WhatsApp, o altri mezzi di comunicazione. Una situazione verificabile con una ricerca sui principali motori, che, sebbene già segnalata dai farmacisti agli organi di competenza, non trova per ora riscontri dalla controparte.

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La tecnica è questa: diverse attività online che non riportano alcun bollino autorizzativo rilasciato dal ministero della Salute per la vendita di Sop e Otc, “espongono” i loro listini di vendita, comprensivi anche dei farmaci da erogare necessariamente con ricetta elettronica veterinaria. Una volta registrato, l’utente può liberamente acquistare i prodotti, con la preghiera di “fornire quanto prima la ricetta elettronica veterinaria”, anche in via telematica. Preconfigurando dunque una vera e propria vendita online di farmaci veterinari con ricetta, in barba all’ampia legislazione in materia. Sono decine le referenze vendute con questa modalità: antinfettivi, antielmintici, antifilariosi, ed altre voci ricercabili da chiunque faccia una ricerca da un motore.

A fornire una prima valutazione del quadro generale è Maurizio Cini, docente presso l’università di Bologna, presidente dell’Asfi, il quale specifica che «si tratta di una problematica strettamente connessa con l’uso, sempre più diffuso, delle ricette elettroniche comprendente anche le dematerializzate per uso umano». Nello specifico, «l’invio del codice – spiega il docente – mediante un qualunque mezzo telematico, compreso l’Sms o Whatsapp, non può ritenersi vietato in quanto corrisponde alla presentazione del medesimo codice personalmente. Infatti, qualunque farmacia, o parafarmacia per i veterinari, ricevuto il codice, interroga ed estrae la ricetta che, una volta spedita, non è più riutilizzabile». Tuttavia, conclude Cini, «quello che però mi appare illegittimo, sulla base di quanto rilevato, è l’eventuale invio della ricetta, o del suo codice, posteriormente all’acquisto».

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