unaftisp-1Dopo la soddisfazione espressa dalle sigle partecipanti agli Stati generali delle parafarmacie di vicinato svoltisi a Roma domenica 1 luglio 2018, non tardano ad arrivare le polemiche.
E’ dall’UNaFTiSP, in rappresentanza dei farmacisti titolari di sola parafarmacia, che giungono perplessità in merito a modalità e contenuti della giornata.
A firmare il comunicato diramato ai principali organi di informazione di settore, è Fabio Sirsi, vicepresidente dell’associazione, il quale non usa mezzi termini per definire che «il risultato del confuso incontro, organizzato da FNPI e MNLF, sia semplicemente e in estrema sintesi la richiesta della liberalizzazione della fascia C, come se fosse la panacea di tutti i mali».
E’ di questo avviso infatti la posizione dell’associazione, che per bocca del vicepresidente, anzi, per penna, sostiene di aver «ritenuto poco opportuno partecipare ad un incontro con un titolo altisonante, fuorviante e che, ad ogni modo, non ci appartiene essendo noi rappresentanti dei farmacisti titolari di sola parafarmacia e non certo delle parafarmacie».
Sirsi aggiunge che l’UNaFTiSP non ha avuto «la possibilità di costruire insieme la manifestazione», ricevendo «solo un invito generico sui social network», senza conoscere «ordine del giorno o chi avrebbe partecipato». Secondo l’associazione quindi questo «non è certo un atteggiamento teso all’unità della categoria, alla condivisione d’intenti, alla ricerca di una linea comune».
Sebbene «l’UNaFTiSP non è stata formalmente presente – si legge nel comunicato – avremmo preferito mobilitarci tutti insieme per un dibattito pubblico con un tema preciso e alla presenza dei Ministri Grillo e Di Maio».
«Abbiamo necessità di crescere – ricorda Sirsi – e noi come UNaFTiSP lo faremo attraverso le commissioni tematiche disabilità, AIFA, delisting, relisting, ENPAF,  che ci consentiranno di costruire, insieme a tutti gli iscritti, una credibilità di categoria, come farmacisti e non come parafarmacie» Dal canto suo il vicepresidente rimanda tutto a novembre, quando «i tempi saranno maturi per mobilitare centinaia di colleghi e dimostrare veramente che siamo una categoria coesa, con proposte serie e condivise e con la forza per poter pretendere dal Governo del cambiamento, che osserviamo con grande rispetto e attenzione, una risoluzione della nostra anomalia o perlomeno un sostanziale quanto urgente miglioramento della nostra condizione professionale».

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