fip farmacistiUn buon servizio offerto dalle farmacie di comunità è in grado di facilitare la transizione nelle cure dei pazienti che escono dagli ospedali e, al contempo, può aiutare a ridurre i nuovi ricoveri. A spiegarlo è uno studio pubblicato dalla US National Library of Medicine dei National Institutes of Health, e curato da un gruppo di ricercatori del Mercy Medical Center di Dubuque e della University of Iowa, nell’omonimo stato federale americano. L’analisi, intitolata “A community pharmacist-led service to facilitate care transitions and reduce hospital readmissions”, è stata condotta in un ospedale da 263 posti letto situato nel Midwest, con la collaborazione di 12 farmacie territoriali. Per valutare l’impatto dei servizi di queste ultime sullo stato di salute dei pazienti è stato utilizzato un “toolkit” chiamato Better Outcomes by Optimizing Safe Transitions: «In primo luogo, il farmacista territoriale ha effettuato un primo “work-up” sul posto, passando alcune ore alla settimana all’interno della struttura ed entrando in contatto con 3-4 pazienti. Quindi è stato previsto un contatto telefonico con gli stessi ad 8 e a 25 giorni di distanza». In totale, ad aver partecipato al test sono stati 555 pazienti, mentre altri 430 hanno composto un gruppo di controllo: «L’implicazione da parte dei farmacisti ha rappresentato un successo – hanno spiegato gli autori dello studio -, in partnership con gli ospedali, nell’ottica di gestire al meglio la transizione nelle cure. Per quanto riguarda i pazienti per i quali il rischio di essere ricoverati di nuovo risultava particolarmente alto, si è registrato un significativo calo nel numero di persone costrette a tornare in ospedale, rispetto al gruppo di controllo. Ciò conferma l’importanza del ruolo che i farmacisti territoriali possono rivestire nella presa in carico dei pazienti».

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