automedicazione farmacia«I piccoli disturbi (dal mal di schiena al mal di testa) intaccano la quotidianità, tra la famiglia, le relazioni sociali e il lavoro, di 49,4 milioni di italiani maggiorenni. E la soluzione adottata dalla stragrande maggioranza (45,8 milioni) è l’automedicazione, cioè il ricorso a farmaci da banco, vale a dire senza prescrizione medica». A spiegarlo sulle colonne del notiziario di Assosalute è Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche Sociali del Censis, che ha illustrato i dati emersi dall’indagine “La virtuosa evoluzione dell’autoregolazione della salute degli italiani”. Secondo il dirigente, l’automedicazione in Italia è ormai «informata, consapevole, responsabile, fondata su un approccio cauto al farmaco da banco» e «ha radici antiche». Lo studio indica in particolare che «oltre il 97% degli italiani ha a che fare con piccoli disturbi nel quotidiano: per il 7,7% sono molto frequenti, per il 40% abbastanza frequenti, per il 49,9% poco frequenti». Inoltre, «il 73,4% è convinto che sia possibile curarsi da soli. Del 90,3% di italiani che adotta tale soluzione (farmaci senza obbligo di ricetta), il 29,3% lo fa spesso, il 39,8% di tanto in tanto, il 21,3% di rado». Dall’analisi emergono poi anche altri comportamenti: «Il 70,4% degli italiani in caso di piccoli disturbi la prima volta che assume un farmaco da banco si rivolge al medico e/o al farmacista; l’83,1% legge il foglietto illustrativo e il 68,4% dichiara di comprenderlo sempre bene; qualora preso il farmaco trascorrano alcuni giorni senza guarire, l’88,5% degli italiani si rivolge al medico e il 36,2% al farmacista». Ne discende, secondo Maietta, la prova di una «maturità e responsabilità degli italiani che contrasta con ogni semplificazione che insiste sulla propensione all’iperconsumo individualista». Una dinamica utile anche alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: l’automedicazione, infatti, consente di evitare visite a volte inutili. «Si tratta di benefici rilevanti, tangibili, di ordine economico e di impatto sulla qualità della vita delle persone, che troppo spesso sono poco considerati. Così come non si valuta con la dovuta rilevanza il positivo contributo a un Servizio Sanitario già stressato e con crescenti difficoltà di accesso per i cittadini».

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