assofarmGiovedì 7 settembre ha rappresentato una giornata storica per la farmacia italiana, dal momento che è ripreso il confronto tra Sisac e farmacie pubbliche e private per il rinnovo della Convenzione con le Regioni. «C’è chi pensava che questo giorno non sarebbe mai arrivato – ha commentato Francesco Schito, segretario generale di Assofarm, in un editoriale apparso sul notiziario della propria associazione -. Durante questi due decenni le Regioni hanno rinnovato per ben quattro volte i propri accordi con la classe medica. L’incapacità di trovare tempo e attenzione per fare altrettanto con le farmacie ha fatto lentamente crescere in molti di noi la certezza che questa assenza fosse una tacita dichiarazione di poca considerazione istituzionale». Un dubbio che, secondo il dirigente, era stato rafforzato «dal mancato decollo della riforma dei servizi al più generale tracollo dei margini e dei volumi di farmaci distribuiti (vent’anni fa l’80% della spesa farmaceutica pubblica passava dalla farmacia, oggi non più del 40%). Si è trattato quasi sempre di vicende profondamente penalizzanti tanto per la professionalità del farmacista quanto per i bilanci delle farmacie. Poi, poco prima dell’ultima pausa estiva, arriva la notizia della convocazione dalla Sisac». «Perché – si chiede Schito – questo lungo e consolidato immobilismo viene improvvisamente interrotto da un’accelerazione tanto repentina quanto avara di segnali premonitori da parte delle Regioni? L’unica spiegazione che riusciamo a darci è che sia pian piano maturata la consapevolezza che la farmacia possa giocare un ruolo all’interno della grande sfida di mantenere in vita una sanità pubblica sempre più povera di risorse». Ma per farlo le farmacie, prosegue il segretario di Assofarm, vanno sostenute:: «Esse potranno far risparmiare se si investirà maggiormente su di loro. Più spesa produttrice di efficienza uguale più risparmio per il SSN. L’alternativa a questa linea di sviluppo è la “giungla” della nuova legge sulle liberalizzazioni. La nostra opinione è che la nuova Convenzione debba creare le condizioni che permettano alle farmacie territoriali indipendenti di svilupparsi secondo modelli di servizio sanitario e non di performance commerciali».

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