rinvio remunerazione farmacieIl termine per l’introduzione del nuovo sistema di remunerazione delle farmacie è scivolato al prossimo anno, per la precisione al 1 gennaio 2016; come FarmaciaVirtuale ha già avuto modo di spiegare in un precedente articolo, il cosiddetto decreto “Milleproroghe”, varato dal governo il 24 dicembre ed entrato in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha fatto slittare di un altro anno una partita di cui si parla ormai da tempo. I pareri sulla questione sono controversi, divisi tra chi saluta il rinvio positivamente, sostenendo che ci potrà così essere modo di negoziare la questione nel quadro più ampio dei servizi in carico alle farmacie, e chi invece sottolinea l’ulteriore precarietà che si rifletterà sulla situazione già dura in cui si trovano molti titolari.

FarmaciaVirtuale ha voluto raccogliere l’opinione e la reazione dei colleghi alla notizia, chiedendo con un sondaggio qual è il loro giudizio sulla proroga. La notizia, in senso generale, sembrerebbe essere stata accolta piuttosto negativamente e con preoccupazione, quando non con rabbia. «Siamo considerati zero o quasi», afferma un collega, «farmacia italiana ancora mortificata, si ringrazia il sindacato», gli fa eco un altro. E ancora: «se si continua a rinviare molte farmacie chiuderanno»; «errore assoluto, tra un anno avremo meno potere contrattuale e i generici continuano ad abbassare il prezzo medio della ricetta»; «stigmatizzo tale decisione che rende ancora più debole l’espletamento del servizio pubblico farmaceutico». «Slittare al 2016 vuole dire che i farmaci perderanno ancora valore e il fatturato della farmacia andrà ancora più giù», afferma una collega, che aggiunge che «in questo momento di crisi chiedere una remunerazione giusta sarebbe la salvezza di quelle farmacie che ancora galleggiano». «Premesso – afferma un altro – che rimanere un anno in una situazione conosciuta piuttosto che sperimentare una nuova strada imprevista e incerta è certamente meglio, credo comunque che continuare a rimanere per anni in una situazione indefinita faccia permanere in uno stato di incertezza che non facilita né sicurezza né voglia di intraprendere».

Insomma: «Rimandare continuamente non garantisce stabilità a nessuno». Non è un caso che c’è chi sostiene che «bisogna accelerare i tempi» e che la riforma della remunerazione è «da fare immediatamente»: «Non possiamo più andare avanti con margini così bassi e il numero delle ricette che si riduce». Non mancano però anche coloro che temono il momento in cui si applicheranno nuove misure: «Ben venga questo rinvio. Questo tipo di remunerazione affosserà le farmacie italiane»; «è meglio lasciare tutto come sta adesso. La riforma della remunerazione sarà un altro bagno di sangue per le farmacie». «A gran parte dei titolari – commenta un collega – lo slittamento non conviene, a quelli di Lombardia e Lazio sì, e allora…». La fiducia sugli scenari che attendono la farmacia sembra ridotta ai minimi termini: «L’impressione è che nessun governo parlerà di remunerazione in quanto nessuno spenderà di più per la farmaceutica territoriale», spiegano a FarmaciaVirtuale, «sarà impossibile spuntare un accordo con lo Stato che aumenti i costi pubblici, mi aspetto che più passa il tempo più sarà difficile chiudere un accordo “decente” sulla nuova remunerazione». E c’è chi in tutto ciò ci intravede un dolo e un piano preciso e arriva alle estreme conseguenze: «Vogliono farci fallire per darci in pasto alle multinazionali, ecco il vero motivo di questi continui rinvii. Sarebbe il momento di chiudere a oltranza finché il governo non si siede al tavolo e accetta le nostre condizioni».

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2 Commenti

  1. Certo è che le Regioni hanno già messo sul piatto il pagamento a 90 gg delle DCR col presupposto che le farmacie italiane pagano i grossisti (che vivono con il 3%) a 90 gg (magari !) e l’abolizione dell’acconto. Con questi presupposti le prospettive di ulteriori futuri rinvii sono certe e l’incertezza dal 2001 persisterà a vita, come al solito la tecnica dei politici resta di mettere sulla brace la farmacia/bancomat, chiedendo 100 sapendo di ottenere 50 dal Sindacato, mentre si tace su Farmindustria che accetta il costo del farmaco a – 15% rispetto alla media europea purché non si tocchi né si parli mai di incidere sul Suo utile, chiudendo gli occhi sull’esportazione che continua ad essere addebitata ad altri per nascondere le ragioni di un ingiustificabile contingentamento che induce “anche” agli ordini diretti in ragione di prospettive di riduzione dei grossisti … consegne dirette alle farmacie oggi e ai cittadini domani ?
    Nel frattempo le Regioni disattendono regolarmente anche la Convenzione nazionale, ormai carta straccia.

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