riforma enpafLe proposte di riforma dell’Enpaf avanzate all’inizio di febbraio dalla Federazione Nazionale Associazioni Giovani Farmacisti hanno suscitato un ampio dibattito nel settore. Dapprima è arrivato il commento di Maurizio Pace, segretario della Fofi, che ha parlato di «fatto importante e positivo. In primo luogo per i contenuti della petizione, che sono in sintonia con l’azione riformatrice dell’Enpaf che ora sta prendendo corpo, e poi perché testimonia l’attenzione e la compattezza di tutte le componenti della professione nel chiedere un cambiamento di rotta. Condizione necessaria perché si giunga davvero ad ammodernare il sistema previdenziale dei farmacisti». Il dirigente ha aggiunto che è «necessario abbandonare il vecchio schema retributivo a ripartizione, non solo passando al sistema contributivo, ma adeguando lo schema alla realtà del lavoro che, soprattutto agli inizi della carriera, è ben lontana da quella sicurezza e continuità su cui si poteva contare un ventennio fa: contratti atipici, collaborazioni, borse di studio e altri istituti incompatibili con la contribuzione attuale, come sottolineato dalla Fenagifar». Non altrettanto successo è stato riscosso però presso il presidente stesso dell’ente previdenziale, Emilio Croce, che ha fornito un giudizio particolarmente severo nel merito delle idee avanzate da Fenagifar. Alla voce del numero uno dell’Enpaf si è quindi aggiunta quella della federazione Conasfa, che si è concentrata sulla proposta di cambiare la destinazione d’uso del contributo dello 0,90%: «In un momento delicato della professione si cerca, ancora una volta, di mortificare la professione del farmacista anche nell’aspetto economico. Quando si afferma che le farmacie versano lo 0,90% del fatturato Ssn all’Enpaf si commette, più o meno volutamente, un errore di prospettiva: tale contributo, versato all’ente di previdenza dei farmacisti (titolari e dipendenti), viene prodotto dai farmacisti e non dalle farmacie. È palese che di tale contributo debbano beneficiarne tutti i professionisti e non solo i titolari ed i soci di farmacia».
«Anzi – prosegue la Federazione Nazionale Associazioni Farmacisti Non Titolari – nell’improbabile ipotesi prospettata da Federfarma ed appoggiata da Fenagifar, i titolari e soci di farmacia si avvantaggerebbero non solo della quota versata direttamente dalle farmacie di loro titolarità, ma usufruirebbero dei servizi e delle prestazioni ottenute dalla quota dello 0,90% versata dalle farmacie pubbliche». «Non si comprende – insiste l’associazione di categoria – neppure il senso di tali proposte che si muovono in direzione opposta al percorso di riforma intrapreso dall’Enpaf verso il modello contributivo, riforma a cui hanno partecipato sia Federfarma che Fenagifar». Conasfa conclude affermando che «è mortificante ed avvilente leggere certe proposte che anziché proteggere e rispettare la dignità della professione del farmacista mirano a defraudarlo delle sue risorse, dei suoi diritti e di un equo compenso. Nel concordare con Fenagifar circa un regolamento più equo, chiediamo un’accelerazione della riforma verso il modello contributivo che risolverebbe automaticamente gran parte delle criticità già indicate negli anni passati».

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