mnlf«Occorre andare verso una contribuzione retributiva bilanciata, legata da una parte ad una quota fissa e dall’altra al reddito». È questo il cuore delle richieste che sono state avanzate dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e dalla Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane, sigle che hanno partecipato alla riunione plenaria organizzata a Roma presso la sede dell’Enpaf, nel corso della quale sono state ascoltate tutte (o quasi) le associazioni di categoria dei farmacisti, in vista di una possibile riforma dell’ente previdenziale.
«Negli interventi è stata anche confermata la richiesta di “slegare” l’iscrizione all’ente da quella all’Ordine provinciale», specificano i vertici del MNLF e della CULPI, che hanno sottolineato – come già fatto dal presidente delle Libere Parafarmacie Italiane Ivan Giuseppe Ruggiero – l’assenza di Federfarma al tavolo. Giuseppe Devito, presidente del Movimento, ha presentato una proposta «finalizzata a sostenere i colleghi disoccupati che prevede su base volontaria e limitata nel tempo una contribuzione straordinaria da parte dei farmacisti in pensione tra il 6 e l’8% del loro vitalizio Enpaf, da utilizzare per programmi di sostegno al reddito». Secondo MNLF e CULPI, la proposta «ha suscitato vivo interesse tra i partecipanti alla riunione», ed è indirizzata in particolare «ai colleghi pensionati che hanno goduto in passato di condizioni favorevoli al momento della pensione». Un modo, in altre parole, per introdurre un principio di solidarietà reciproca tra generazioni. Inoltre, «è stata ribadita la volontà di rivedere la contribuzione dello 0,90%, ma in maniera graduale e alla presenza di un disegno organico di riforma, precisando che il tema dello 0,90% non è il punto centrale dell’eventuale progetto riformatore, ma solo uno dei punti». Le due sigle hanno confermato infine «la disponibilità a lavorare con in vertici dell’ente previdenziale al fine di individuare un disegno che coniughi solidarietà e sostenibilità dei conti, al fine di aggiornare il sistema pensionistico di categoria alle nuove necessità dei farmacisti italiani».

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