ricetta elettronica veterinariaDopo l’appello di Federfarma ed Assofarm, che in una lettera inviata alla direzione generale della Sanità animale e dei Farmaci veterinari del ministero della Salute, sottolineavano le difficoltà oggettive che i farmacisti avrebbero avuto con l’introduzione delle novità relative alla tracciabilità del farmaco veterinario e all’erogazione dei farmaci oggetto di ricetta elettronica, anche il Sindacato dei veterinari liberi professionisti chiede l’utilizzo parallelo di entrambe le forme di prescrizione, per un periodo temporaneo.
Secondo il Sivelp infatti, «questo repentino passaggio amministrativo potrebbe mettere in grave crisi il sistema, che non riuscirebbe più a garantire la necessaria copertura terapeutica, anche per gli interventi urgenti».
A tal proposito, il Sindacato, al fine di «evitare il blocco del sistema», ha chiesto «che si possa mantenere la ricetta cartacea tradizionale in parallelo all’introduzione di quella elettronica».
E’ quanto riferito da Angelo Troi, segretario nazionale Sivelp, che ha sottolineato: «I professionisti (medici veterinari, ndr) hanno evidenziato diversi problemi relativi all’adeguamento tecnologico necessario per poter passare alla ricetta elettronica difficoltà legate, ad esempio, alle condizioni di esercizio della professione, spesso in aree difficili o al contrario sovraccariche o in soccorso a turisti esteri, cui mancano dati richiesti dall’innovazione e quindi è impossibile procedere all’emissione della ricetta».
Per questi motivi, conclude Troi, «sarebbe opportuno un periodo di prova che garantisca il sistema, prima di passare tout-court al nuovo metodo di prescrizione».
Perplessità che vanno ad accodarsi a quelle già evidenziate dai sindacati in rappresentanza delle farmacie pubbliche e private e che riguardano principalmente la fase logistico-organizzativa, infatti «rimarrebbe soltanto il mese di agosto, e forse meno, per organizzare incontri con le software house al fine di fornire le indicazioni operative necessarie ad aggiornare i gestionali di tutte le farmacie italiane». Un’operazione giudicata «praticamente impossibile».

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