fee-for-service-farmacistiUno studio pubblicato dal “The pharmaceutical journal”, ha analizzato quale sia l’opinione dei farmacisti canadesi in merito a due diverse tipologie di remunerazione possibili per le attività svolte in farmacia che non riguardano la dispensazione dei medicinali. Tali due possibilità sono quella basata “sulla performance” e quella garantita invece “per il servizio”. Ciò con particolare riferimento al monitoraggio delle condizioni di pazienti ipertesi, effettuato nell’ambito di un progetto denominato “Alberta Clinical Trial in Optimizing Hypertension”. L’analisi – intitolata “Pharmacists’ perceptions of pay for performance versus fee-for-service remuneration for the management of hypertension through pharmacist prescribing”, è stata curata dalla School of Pharmacy dell’università del Mississippi, negli Stati Uniti, e dall’università di Waterloo, in Canada. «Nel momento in cui i farmacisti si trovano in una fase di ampliamento del loro ruolo nell’ambito della cura dei pazienti – spiegano i ricercatori – una remunerazione specifica per i nuovi servizi offerti deve essere loro riconosciuta, al di là della dispensazione dei farmaci. In alcuni casi si è scelto di utilizzare il modello chiamato “fee for service”, che riconosce una remunerazione per il servizio effettuato ai pazienti. Meno conosciuto è invece il metodo “pay for performance”, che lega il pagamento, appunto, ai risultati raggiunti. Lo studio ha dunque analizzato la percezione dei farmacisti in materia, attraverso una serie di interviste che sono state condotte nei mesi di giugno e di luglio del 2015». A partecipare allo studio sono stati otto farmacisti, e i risultati sembrano propendere decisamente a favore del metodo più tradizionale, anche per ragioni di certezza degli introiti che nel caso del sistema basato sulla performance rischierebbero invece di diventare ben più aleatori: «Lo studio rivela un’esitazione da parte dei professionisti a trasformare in modo radicale i pagamenti ricevuti verso il modello “pay for performance”». Un’eventuale implementazione dello stesso, concludono i ricercatori, dovrebbe dunque essere effettuata «in modo graduale e accompagnata da specifici studi che ne monitorino i risultati».

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