gdpr-odontoiatriIl 25 maggio è entrato in vigore il regolamento dell’Unione europea numero 2016/679, che introduce nuove disposizioni e adempimenti in materia di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali (privacy), noto anche con la sigla GDPR (General data protection regulation). Della questione si è parlato a lungo: FarmaciaVirtuale.it ha pubblicato le osservazioni in merito dell’avvocato Paola Ferrari , esperta di diritto sanitario. Tuttavia, c’è chi ritiene che alcuni passaggi vadano chiariti e chiede per questo spiegazioni. È il caso della Commissione Albo Odontoiatri, il cui presidente nazionale Raffaele Iandolo ha affermato: «Comprendiamo la delicatezza del momento politico, ma questo non aiuta a creare un clima di chiarezza e a dare certezze ai cittadini e ai professionisti. Penso ovviamente in particolare agli odontoiatri, che, nel nostro Paese, sono ancora in gran parte liberi professionisti che lavorano in uno studio monoprofessionale». Di qui la richiesta, avanzata assieme al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli, di scrivere al Garante della privacy, per chiedere «un incontro su alcuni temi ancora controversi». Il nodo principale (che per quanto riguarda le farmacie è stato già chiarito con un’esenzione) è quello del Responsabile della protezione dei dati, il Dpo (Data protection officer): un esperto indipendente deputato a vigilare sull’applicazione del GDPR. «La questione – aggiunge Iandolo – è dibattuta: negli studi monoprofessionali la figura del Dpo non sarebbe obbligatoria ma “fortemente raccomandata”. Proprio su questo punto verterà in particolare il nostro incontro con il presidente Soro, in modo da poter rispondere con certezza alle molte domande che si pongono i nostri professionisti». La Fnomceo, inoltre, ha chiesto di essere inserita nel ciclo di audizioni che si terranno, sulla materia, nelle Commissioni speciali per gli esami di atti di governo di Camera e Senato.
Queste perplessità si aggiungono a quelle di Federfarma, secondo cui sebbene in vigore l’intero sistema sanzionatorio previsto dal regolamento UE 2016/679, la normativa non è chiara in ambito sanitario.

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