sopIl Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2217 del 12 maggio 2017, nel respingere l’appello proposto dal ministero della Salute contro la pronuncia del Tribunale amministrativo regionale del Lazio (la n. 7539/2016), ha confermato la piena ammissibilità della pubblicità presso il pubblico dei medicinali senza obbligo di prescrizione (SOP) non appartenenti alla categoria dei medicinali di automedicazione (OTC). FarmaciaVirtuale.it ha ascoltato in proposito il parere di Francesco Palagiano, farmacista territoriale e segretario dell’Asfi, secondo il quale si tratta di una notizia «molto negativa. Il fatto che per tale classe di farmaci non fosse consentita la pubblicità rappresentava una particolarità italiana: in questo modo, sia implicitamente che esplicitamente, il legislatore conferiva di fatto un ruolo particolarmente importante ai farmacisti, dal momento che la loro funzione di “filtro” e di consulenza per i pazienti era fondamentale. In altri Paesi si sono dovuti inventare sistemi o categorie ad hoc di farmaci per salvaguardare il ruolo del farmacista, come nel caso del Regno Unito».
Un ruolo e una responsabilità che secondo Palagiano saranno dunque in parte limitati d’ora in poi: «È chiaro che nessuno toglierà al farmacista il dovere di chiedere ai pazienti informazioni e di fornire consigli prima di dispensare un qualsiasi farmaco, ma è anche evidente che essi potranno essere influenzati dalle pubblicità. Un conto è la consulenza professionale di un operatore della sanità, quale è il farmacista, un conto è uno spot, con la sua efficacia comunicativa». In questo senso, secondo il segretario dell’Asfi (associazione che si è battuta per valorizzare i SOP e che ha in proposito pubblicato documentazione specifica sul proprio sito internet www.asfionline.it), «la categoria e i suoi rappresentanti non hanno fatto a mio avviso abbastanza per difendere le prerogative della professione. Occorre lavorare per far sì che del “mestiere” di farmacista si comprenda sempre più la natura sanitaria, anche presso i decisori politici, e non lo si valuti sotto il profilo di un lavoro di logistica, per quanto attenta e delicata trattandosi di medicinali».

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