professionisti e fiscoL’Agenzia delle Entrate ha deciso di utilizzare una vasta gamma di indicatori nell’ambito della lotta all’evasione. In futuro, dunque, ci saranno probabilmente più controlli, più accertamenti e più indagini da parte del fisco. A riferirlo è Il Sole 24 Ore, che sottolinea in un articolo pubblicato come «le verifiche programmate sugli studi, insieme a quelle sulle piccole imprese, siano 140mila quest’anno, in linea con l’anno scorso. Ma sono destinate a crescere al ritmo di 10mila in più nel 2019 e nel 2020».
A quanto pare i controlli si concentreranno su tutti i professionisti, dunque anche sui farmacisti. E muovono dalla constatazione del fatto che «le cifre ufficiali certificano il declino degli studi di settore: basti pensare che per uno studio medico la possibilità di incappare nel software Gerico tra il 2013 e il 2016 è scesa da un già modesto 1,6% allo 0,8 per cento. Mentre per gli avvocati e i consulenti del lavoro il “rischio” è ancora più basso». Di qui la decisione di utilizzare altri “indizi” per cercare di comprendere se un professionista non abbia in realtà dichiarato tutto il dovuto: in questo senso, l’Agenzia delle Entrate sfrutterà numerosi metodi, alcuni dei quali hanno già cominciato a far discutere. Ad esempio, verrà verificato l’utilizzo del Telepass per i viaggi autostradali, partendo dall’assunto secondo il quale effettuare numerosi spostamenti potrebbe rappresentare il sintomo di affari importanti. Allo stesso modo, ad essere monitorati dal fisco saranno anche, ad esempio, le agende degli appuntamenti: un’attività particolarmente nutrita potrebbe essere sintomo di buoni business. E anche i consumi di cancelleria o carta potrebbero rappresentare un modo per valutare i contribuenti.
Il quotidiano economico spiega poi che tra gli aspetti monitorati dal fisco figurano anche «le prestazioni gratuite svolte dai professionisti, effettuate partendo dalle “rinunce al compenso” o dai cosiddetti “nulla a pretendere” rilasciati alla clientela». Inoltre, Il Sole 24 Ore cita i dati dell’Associazione previdenziale degli enti privati (Adepp), secondo i quali «l’ultimo anno in cui i redditi medi sono aumentati è stato il 2009. Da lì in avanti la discesa è stata continua e nel periodo 2010-2016 ha tagliato i redditi medi dei liberi professionisti dell’11,3%, facendoli scendere da 38mila a meno di 34mila euro».

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