Il 10 maggio 2018 la Conferenza Stato Regioni ha concesso il proprio parere positivo al decreto ministeriale in materia di “Limiti massimi di spesa per l’erogazione dei prodotti senza glutine”. «La dieta senza glutine – ha commentato l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) – oggi costa meno e nonostante la drastica riduzione delle risorse per la sanità pubblica, l’assistenza ai celiaci tiene. La riduzione media del 19% (con un risparmio stimato in oltre 30 milioni di euro) del tetto di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine da parte dei celiaci non è una sforbiciata che compromette l’assistenza ai pazienti italiani, ma una revisione razionale, che tiene conto della riduzione dei costi degli alimenti senza glutine (oggi in Europa non più considerati “dietetici” ma alimenti di uso corrente) e dei fabbisogni energetici della popolazione definiti dalle più recenti evidenze scientifiche, che la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha evidenziato nel 2014 con la pubblicazione dei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN)». I tetti di spesa, secondo l’AIC devono coprire il fabbisogno energetico derivante da carboidrati senza glutine. Il celiaco, infatti, deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati di almeno il 55%: circa il 35% dell’apporto energetico totale deve derivare da alimenti senza glutine, il restante 20% da alimenti naturalmente privi di glutine come riso, mais, patate e legumi. «Anche grazie al nostro lavoro – ha dichiarato il presidente dell’associazione Giuseppe Di Fabio – la bozza del decreto salvaguarda una corretta terapia e assistenza ai pazienti, pur prevedendo un risparmio per lo Stato stimato in oltre 30 milioni di euro, garantisce la sostenibilità della spesa per l’assistenza ai celiaci. Questo risparmio, infatti, costituirà un’importante riserva di risorse per venire incontro ai bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel prossimo futuro, in crescita al ritmo del 10% annuo, con 400mila nuove diagnosi attese. Il nostro obiettivo è un modello di assistenza più efficiente, più moderno: dobbiamo arrivare ad avere buoni digitali spendibili ovunque, anche nelle Regioni diverse dalla residenza dei pazienti. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto la costituzione di un tavolo interministeriale (ministero della Salute insieme al ministero della Funzione Pubblica) per trovare le migliori modalità per raggiungere lo scopo».
L’AIC ha anche fatto sapere che è stato revisionato il Registro Nazionale degli alimenti senza glutine erogabili, «che garantisce ancora gli alimenti definiti “ad alto contenuto di servizio”, come piatti pronti e preparati, che consentono anche ai celiaci di aderire ai prevalenti stili di vita».

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