pragliola«In attesa della scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti al Ddl sulla Concorrenza presso la commissione Industria del Senato, i rappresentanti delle parafarmacie inondano i giornali di comunicati stampa velenosi e pieni di acredine, chiedendo la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. In questo vengono supportati e affiancati da Conad, che pubblica pagine intere sui quotidiani, vantando la bontà di un provvedimento che farebbe risparmiare ai cittadini centinaia di milioni di euro per gli ipotetici sconti che potrebbero praticare. Ma si tratta di affermazioni false e senza senso». Ad esserne convinto è Francesco Pragliola, titolare di quattro farmacie tra Caserta e Roma, che spiega a FarmaciaVirtuale.it come a suo avviso sia opportuno «che si affronti con pacata serenità e obiettività, avulsa da considerazioni opportunistiche e di parte, il problema delle “liberalizzazioni ad ogni costo”».
Secondo il titolare, il sistema farmacia «da Federico II di Svevia in poi, ha funzionato bene, e funziona ancora al meglio», nonostante «il decreto Bersani, l’istituzione delle parafarmacie e l’uscita dei farmaci OTC dalle stesse» siano stati «un grave errore giuridico ed economico (sarebbe stato sufficiente il decreto di Storace che prevedeva di fare sconti sui farmaci nelle farmacie). La legge Bersani serviva a correggere l’altro madornale errore di non adottare il numero chiuso nelle facoltà di Farmacia, il che ha determinato un aumento indiscriminato di laureati, con relativi problemi occupazionali nel settore».
«Il legislatore – prosegue Pragliola – anziché valutare se le quasi ventimila farmacie rispondessero alle esigenze dei cittadini e se non fosse il caso di incrementare i loro servizi, anche per fornire una risposta alle carenze occupazionali di nuovi laureati, ha voluto invece approvare una liberalizzazione inconcepibile per il settore delle farmacie, con l’introduzione delle parafarmacie e della riduzione del rapporto abitanti/farmacie». Secondo il farmacista, la maggior parte delle parafarmacie non è in grado di sopravvivere con i soli farmaci OTC e con i parafarmaci: «Per questo si è passati alla battaglia per la liberalizzazione della fascia C, la cui eventuale approvazione si dimostrerà un insuccesso esiziale sia per le parafarmacie che per le farmacie. Il legislatore deve riconoscere che il farmaco non può essere considerato merce di consumo solo per incrementare il giro di affari di strutture che hanno già monopolizzato gli altri vari settori del commercio».
Per tutte queste ragioni, Pragliola chiede un incontro tra le associazioni delle parafarmacie e Federfarma, «al fine di definire una strategia comune, riconoscendo che non basta una laurea per aprire una farmacia, che non tutti i laureati potranno essere titolari, che la farmacia deve essere gestita da un farmacista e che la pianta organica non può essere stravolta o abolita». Al contempo, «la Fofi dovrà adoperarsi presso il governo per aprire spazi nuovi per i laureati in Farmacia. Cottarelli (l’ex commissario alla spending review, ndr) aveva dichiarato a più riprese che le farmacie comunali non avevano ragione di esistere e che pertanto dovevano essere vendute. Ebbene il governo dovrà approvare un decreto di cessione dei 1.600 esercizi ai farmacisti privati, e non a società. Solo così potrà essere attuata la cosiddetta farmacia dei servizi e la pharmaceutical care».

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