Il terzo numero di Lexfarma è dedicato ai temi delle modifiche alla pianta organica, ai ricorsi depositati dai farmacisti e alla videosorveglianza.

pianta organicaÈ stato pubblicato da Federfarma il terzo numero della rubrica “Lexfarma – Giurisprudenza sulla farmacia”, dedicato al commento di alcune sentenze. Il primo tema affrontato è quello della pianta organica e delle modalità attraverso le quali è possibile modificarla. Nel testo viene specificato in particolare che «la giunta comunale (e non il consiglio) è l’organo competente ad approvare la pianta organica la quale, nell’individuare le nuove sedi, deve garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico ma non deve delimitare le sedi farmaceutiche in modo tale che per ciascuna di esse siano presenti obbligatoriamente 3.300 residenti. Se il Comune omette di individuare una sede è legittimata a farlo la Regione nell’esercizio dei poteri sostitutivi (Consiglio di Stato n.1250 del 20 marzo 2017)». Quindi nella pubblicazione si analizza l’eventuale possibilità, da parte di un titolare di farmacia, di impugnare di fronte al Tribunale amministrativo regionale la delibera di istituzione di farmacia aggiuntiva in un centro commerciale, anche se ricade in altro Comune. Infine, nel nuovo Lexfarma viene proposto un focus sui sistemi di videosorveglianza, con alcune raccomandazioni ai farmacisti: «Il cartello recante l’informativa ai clienti – si legge nel documento – va posto in modo tale da essere visibile all’esterno della farmacia, prima che i clienti entrino nel raggio di ripresa delle telecamere. L’installazione di telecamere nei luoghi di lavoro, indipendentemente dal fatto che queste siano spente o non funzionanti, costituisce reato se non sono state concesse le autorizzazioni previste dalla legge. Tale normativa non è stata modificata dal Job Act il quale, sebbene preveda espressamente la possibilità di installare telecamere per tutelare il patrimonio aziendale, non ha abrogato l’obbligo di richiedere l’autorizzazione. Infine la Cassazione ha considerato legittimo un licenziamento disciplinare a seguito di furto perpetrato da un lavoratore all’interno dei luoghi di lavoro, comminato utilizzando le immagini riprese dall’impianto di videosorveglianza, a nulla rilevando che l’autorizzazione non fosse stata richiesta».

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