pianta-organica-emilia-romagna«Entro il mese di febbraio 2018 i comuni dell’Emilia-Romagna devono avviare la revisione della pianta organica delle farmacie già adottata nel 2016. Ciascun ente locale, infatti, è tenuto a rivedere la pianta ogni due anni, negli anni pari, in modo che il numero di farmacie e la loro collocazione nel territorio sia sempre adeguata alle variazioni della popolazione comunale, sia quantitative che distributive». A ricordarlo è la Regione, che sottolinea come la revisione debba essere conclusa «entro il mese di dicembre dello stesso anno». Quindi la pianta organica sarà «adottata con provvedimento comunale e successivamente pubblicata sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna (Burert)». La stessa Regione ha evidenziato come tra le proprie responsabilità ci sia quella di assicurare «le funzioni di impulso, controllo e sostituzione per assicurare l’approvazione biennale delle piante organiche». La Giunta, con delibera del 29 gennaio 2018, ha inoltre approvato delle linee guida al fine di garantire l’uniforme applicazione sul territorio regionale. È stato dunque messo a disposizione uno schema di pianta organica, un modello del tipo di provvedimento che occorre adottare per la revisione, da utilizzare in caso di modifica del numero di sedi farmaceutiche e/o delle circoscrizioni, e un comunicato-tipo per la pubblicazione nel Burert. È sata anche colta l’occasione per ricordare che «la pianta organica è la suddivisione dell’intero territorio comunale in aree delimitate (“sedi farmaceutiche”), al cui interno può collocarsi una farmacia. Le aree sono contigue e coprono l’intero territorio in modo che ogni punto del comune sia compreso in una e una sola area».
Nell’aprile del 2016 lo studio Bacigalupo-Lucidi ha fornito chiarimenti in merito ai ruoli di regioni e comuni proprio per quanto riguarda la pianta organica, dopo una sentenza del Tar di Lecce.

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