La parlamentare del PD Silvia Fregolent torna sulla questione delle parafarmacie, considerata una «anomalia tutta italiana»: «Ci sono tante persone a cui dare una risposta».

parafarmacie fregolent«Le parafarmacie rappresentano un’anomalia tutta italiana»: con queste parole la parlamentare del Partito Democratico Silvia Fregolent, qualche mese fa, aveva scatenato diverse polemiche. L’Onorevole, interpellata da FarmaciaVirtuale.it, è tornata ad affrontare la questione, auspicando che si arrivi al più presto a una soluzione.

«La realtà è questa. – ha ribadito Fregolent – In quali altri Paesi del mondo troviamo un sistema come quello delle parafarmacie poste al fianco delle farmacie? Le discussioni seguite alle mie dichiarazioni sono nate intorno a un fraintendimento riguardante la figura dei farmacisti, che si sarebbero illusi di esserlo quando in realtà non lo sono. Io non ho mai detto questo: anche chi lavora all’interno delle parafarmacie ha una laurea ed è farmacista. La parafarmacia è un negozio che ha l’obbligo di avere al suo interno un farmacista, ma per essere farmacia a tutti gli effetti dovrebbe entrare nel Sistema Sanitario Nazionale, che prevede una modalità di apertura diversa da quella dei negozi. L’anomalia consiste nell’aver previsto questo ibrido e la situazione sta creando problemi da tanto tempo: ci sono molte persone a cui dare una risposta».

Considera le parafarmacie come dei “supermercati”, nonostante la presenza dei farmacisti?
«Quando ci fu la previsione delle parafarmacie si aprì la possibilità di vendere alcuni medicinali attraverso la grande distribuzione, una condizione che non fa bene dal punto di vista dell’immagine perché vanifica e svilisce la professionalità».

Come si potrebbe risolvere la questione a suo parere?
«Con un decreto ad hoc. I tempi sono maturi, non si può più aspettare. I problemi riguardano soprattutto quelle persone che coltivavano il sogno di diventare farmacisti e che oggi si trovano invece in un negozio che tiene solo il 10% dei medicinali che possono essere commercializzati. Così fanno fatica e si ingegnano a vendere anche prodotti naturali, di erboristeria o a proporre corsi di vario genere. Penso sia giunto il momento di sanare definitivamente questa situazione, facendo rientrare queste 700-800 persone nell’elenco dei farmacisti titolari. Il concorso straordinario indetto durante il Governo Monti ha avuto troppi intoppi e non si è arrivati a una conclusione».

A ottobre aveva annunciato l’intenzione di assumere al riguardo specifiche iniziative legislative. A che punto siamo?
«È cambiato il governo e la situazione attuale non è più come quella del Governo Renzi con la Riforma Costituzionale passata e ancora un anno di lavoro attivo prima della fine della legislatura. Oggi il clima è oggettivamente mutato. Ho parlato della questione con i Ministri Carlo Calenda e Beatrice Lorenzin e anche con Federfarma, che vede nelle parafarmacie un concorrente. Anche la Federazione dovrebbe pensare a risolvere positivamente la questione, visto che ormai le stesse farmacie iniziano ad avere difficoltà economiche notevoli. Mi auguro che ci sia consapevolezza del problema, perché farebbe bene a tutti riuscire a risolverlo, anche se mi rendo conto che siamo in campagna elettorale e tutto diventa più complicato».

Il Disegno di Legge ad hoc da Lei annunciato dovrebbe prevedere anche un nuovo strumento concorsuale. Come questo concorso si andrebbe a integrare con quello straordinario che dopo anni ha prodotto solo poche centinaia di aperture?
«C’è stata anche una proroga delle graduatorie e ci sono già 2500 ricorsi. Prima di un nuovo concorso, è necessario fare il “tagliando” a quello straordinario per valutare dove intervenire con eventuali correzioni».

Lei sostiene inoltre che la titolarità della farmacia non possa essere ereditaria: una affermazione contestata da molti.
«Visto che si parla di un bene legato al SSN, penso sia cosa buona rimettere in circolo le licenze. Tutti in questo Paese vogliono preservare le proprie rendite. Così succede per i figli dei tassisti, degli avvocati o dei farmacisti. Poi ci si chiede perché i giovani se ne vanno dall’Italia e si danno le colpe alla politica che non fa le cose. Spesso però, quando si agisce, si incontrano molte resistenze. Bisogna dare speranza ai giovani facendo qualcosa di concreto».

Il governo è in una situazione di instabilità, quindi la discussione per ora rimane in stand-by?
«Io insisto ancora, non mi arrendo e continuerò a proporre la questione a tutti i tavoli».

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