Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il nuovo Accordo sull’ECM. Secondo il Presidente della Conferenza dei Presidi di Farmacia Novellino, il sistema nel tempo avrebbe «perso di credibilità».

nuovo accordo ecm«Giustifico e condivido l’ECM, a patto che si tratti di corsi obbligatori e impartiti con una certa qualità didattica da soggetti istituzionali, e che esista un effettivo monitoraggio su quello che viene insegnato»: è la posizione espressa da Ettore Novellino, Presidente della Conferenza dei Presidi delle facoltà di Farmacia, riguardo l’Educazione Continua in Medicina, il processo con cui il professionista della salute si mantiene aggiornato per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio Sanitario e al proprio sviluppo professionale. Nei giorni scorsi è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il nuovo Accordo su “La formazione continua nel settore salute”, risultato del lavoro portato avanti nell’ultimo anno dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua con il supporto dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali.
Parola chiave del documento, composto da 98 articoli, è la semplificazione del sistema con meno burocrazia per i professionisti e i provider e un ECM più agile per la scelta dei singoli. Per i professionisti sanitari, il disegno del nuovo Accordo prevede il passaggio da una visione fondata esclusivamente sull’obbligo formativo a una che tenga conto dei “diritti” del soggetto. L’obiettivo è quello di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale e geografico che limitano di fatto l’accesso alla formazione continua». «I corsi per la formazione continua erano partiti bene e sono tuttora validi in quanto a finalità, – commenta Novellino – perché è giusto garantire che le competenze di un professionista sanitario siano aggiornate sulle novità della ricerca scientifica. Le conoscenze non possono fermarsi al momento della laurea, perché le scoperte avvengono di mese in mese. A volte però il dovere deontologico si scontra con la “adiposità cerebrale”: c’è poca volontà da parte dei professionisti di partecipare ai corsi. Come spesso accade in Italia, le cose non si fanno se non esistono pene o sanzioni, e in questo caso quelle introdotte non sono mai state applicate». Secondo Novellino, proprio questo indebolimento delle regole ha portato a una «disaffezione dei professionisti sanitari nei confronti del sistema di formazione. Inoltre, – spiega il Presidente – inizialmente i provider erano solo istituzionali: le università, ad esempio, offrono una certificazione di qualità. Successivamente sono invece emerse varie agenzie senza competenze specifiche che si sono proclamate provider e si sono anche verificati diversi episodi sgradevoli di “comparaggio dei crediti ECM” tra venditori e farmacisti, che avrebbero accettato certificati di frequenza a corsi a cui non hanno mai partecipato in cambio dell’acquisto di alcuni prodotti. Senza contare il fatto che spesso i corsi di formazione si svolgono su navi da crociera o in località sciistiche o marine. Tutto questo ha portato il sistema a perdere di credibilità. Spero – conclude Novellino – che questo nuovo accordo venga gestito bene».

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