teva italiaLa Commissione europea ha accusato l’industria farmaceutica israeliana Teva di essersi accordata con l’americana Cephalon al fine di non commercializzare all’interno dell’Ue la versione generica di un farmaco contro i disturbi del sonno. A darne notizia è il quotidiano francese Le Figaro, che cita fonti interne all’organismo esecutivo europeo, spiegando che «Cephalon avrebbe pagato Teva per far sì che non immettesse sul mercato il generico, meno caro, del modafinil». L’inchiesta era stata aperta nel mese di aprile del 2011, e ha dovuto attendere il 17 luglio 2017 per arrivare ad una comunicazione ufficiale che la Commissione ha inviato alla società israeliana. «Si tratta in buona sostanza di un atto d’accusa nei confronti dell’azienda – ha precisato il giornale transalpino -. Bruxelles, attraverso il commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, ha sottolineato che “sta ora alle due imprese di fugare i nostri dubbi”». È utile sottolineare il fatto che nel mese di ottobre del 2011 la Cephalon è diventata una controllata di Teva: «Se le accuse saranno confermate potranno sfociare in una pesante multa. In un caso simile, l’industria francese Servier fu condannata, il 9 luglio 2014, a pagare 331 milioni di euro per aver ostacolato la commercializzazione delle versione generica di un suo medicinale per patologie cardiovascolari, il Perindopril». Le Figaro fa sapere infine che «negli Stati Uniti un’inchiesta simile è stata aperta dalla Federal Trade Commission (FTC), riguardante lo stesso principio attivo modafenil, che è distribuito sul mercato americano con il nome di Provigil. Nel maggio del 2015, la Teva aveva accettato di pagare una cifra pari a 1,2 miliardi di dollari pur di porre fine all’inchiesta. Tale somma è stata utilizzata per indennizzare gli acquirenti, compresi i grossisti, le farmacie e le assicurazioni sanitarie: tutti erano stati costretti a pagare più del dovuto».

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