farmacie italianeLa vostra farmacia è una piccola o una media impresa? A fornire alcune indicazioni operative su come si possa fare per rispondere alla domanda è l’avvocato Franco Lucidi, dello studio legale associato Bacigalupo-Lucidi. «Uno degli effetti della riforma 2018 della normativa sui bilanci, come abbiamo anticipato qualche tempo fa, è la suddivisione delle imprese in queste quattro categorie», spiega l’esperto. Della prima fanno parte le «micro imprese, ovvero quelle per le quali ricorrono almeno due delle seguenti tre condizioni: un totale attivo (situazione patrimoniale attiva del bilancio riguardante immobilizzazioni, merci, crediti, denaro) non superiore a 350.000 euro; dei ricavi netti non superiori a 700.000 euro; un numero di dipendenti non superiore a 10». Le “piccole imprese” sono invece «quelle per le quali ricorrono almeno due delle seguenti tre condizioni: un totale attivo patrimoniale non superiore a 4.000.000 di euro; ricavi netti non superiori a 8.000.000 di euro; un numero di dipendenti non superiore a 50». I dati, per quanto riguardano le “medie imprese” crescono poi ai seguenti tetti: il totale attivo patrimoniale non deve essere superiore a 20.000.000 di euro, i ricavi netti a 40.000.000 e il numero di dipendenti non deve eccedere quota 250. Rimane, infine, l’ultima categoria, quella delle “grandi imprese”, che sono quelle che superano almeno due dei tre limiti massimi previsti per le imprese considerate di dimensioni medie. «Come si può facilmente concludere – osserva infine Lucidi – se escludiamo forse due o tre eccezioni sull’intero territorio nazionale, le farmacie, almeno in questo momento “storico”, perché domani le cose potranno essere diverse o molto diverse, sono evidentemente micro o piccole imprese». Il riferimento dell’avvocato è, ovviamente, al possibile ingresso delle società di capitale, che potrebbero acquisire nel settore numerose farmacie, costituendo delle catene e modificando dunque anche la tipologia di entità presenti sul territorio.

© Riproduzione riservata