anatocismo-farmacie-agcmL’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella sua adunanza del 24 aprile 2018, ha valutato il caso di un’azienda che ha «posto in essere una pratica commerciale scorretta. Emergerebbe che il professionista, a seguito di un rilevante numero di transazioni effettuate, non abbia in un numero significativo di casi consegnato i prodotti ordinati sul proprio sito Internet e non abbia dato seguito, in un altrettanto rilevante numero di casi, ai solleciti e alle richieste dei consumatori, i quali raramente poi riuscirebbero ad ottenere l’adempimento dell’obbligazione o il rimborso del prezzo pagato».
Per questo è stato avviato un procedimento istruttorio, nel corso del quale è stato verificato che «dal gennaio 2017 al febbraio 2018 sono stati ricevuti 5.579 ordini: di questi 2.728 sono stati evasi, 1.243 sono stati cancellati e 1.608 risultano tuttora pendenti, quindi senza che sia stato effettuato il rimborso». Un comportamento che secondo il Garante è «connotato da una particolare gravità, stante il fatto che lo stesso procede alla vendita di prodotti di cui non solo non ha la disponibilità al momento della transazione, ma che non procede ad ordinare e a spedire ai consumatori in tempi ragionevoli. Il numero di ordini annullati dai consumatori rispetto a quelli ricevuti, nonché l’elevatissimo numero di acquirenti da rimborsare risulta ben superiore a qualsiasi fisiologica e contingente difficoltà di approvvigionamento». Inoltre, l’Autorità specifica che, al primo reclamo, il professionista è solito chiedere «i dati amministrativi dell’ordine e rassicura l’acquirente in merito alla consegna del bene ordinato. Successivamente, a fronte degli ulteriori numerosi reclami, dichiara che i ritardi sono dovuti a problemi amministrativi e/o a ritardi nella spedizione dei prodotti. Infine, a seguito della richiesta di rimborso da parte dell’acquirente replica la stessa strategia e, alla fine, non procede al rimborso».
È per questo che al proprietario del sito Internet è stato chiesto «di sospendere ogni attività diretta alla vendita di prodotti non disponibili, nonché all’addebito anticipato di corrispettivi per prodotti che non risultino in giacenza nei magazzini del professionista o comunque pronti per la consegna». Con la minaccia di applicare sanzioni da 10.000 a 5 milioni di euro in caso di inottemperanza e di sospendere l’attività d’impresa qualora i fatti dovessero perdurare nel tempo.

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