farmacista disoccupato«Sono stato licenziato da una piccola farmacia di provincia all’inizio del 2015 per calo di fatturato – ero l’unico dipendente – e da allora per me sono cominciati i guai»: inizia così la lettera di un farmacista mantovano disoccupato, pubblicata nei giorni scorsi dalla Gazzetta di Mantova.
Purtroppo una storia come tante quella di quest’uomo, competente e con diversi anni di esperienza nella sua professione, arrivato all’età di 51 anni senza un lavoro, a cui i titolari preferiscono «colleghi neolaureati assunti con il contratto garanzia-giovani per 6 mesi e con uno stipendio pari a un terzo di quello contrattuale, oppure colleghe che sono più adatte a consigliare prodotti cosmetici e dimagranti che ormai fanno guadagnare molto più dei farmaci». «Per un anno e mezzo, vista la mia esperienza, – racconta il farmacista – ho fatto sostituzioni saltuarie di colleghi e colleghe in ferie, in maternità, in infortunio, da 5 mesi però non mi chiama più nessuno, ma non sono morto! Quando finisco la sostituzione tutti si complimentano per la mia professionalità, ma non hanno più bisogno di me perché “c’è la crisi” e “costo troppo”». Il farmacista mantovano si sta dando da fare per trovare un nuovo lavoro, senza risultati: fa parte di un ordine professionale che segnala i nominativi degli iscritti in caso di richieste da parte delle farmacie della provincia, è iscritto ad agenzie per il lavoro, spedisce curriculum, fa colloqui, anche se rari. «In questi due anni ho fatto i pochi concorsi usciti per le farmacie comunali, – si legge nella lettera – in uno sono arrivato primo alla scritto, ma poi ho concluso al quarto posto perché forse non conoscevo nessuno della commissione esaminatrice e non avevo mai lavorato nel posto messo a concorso». Il farmacista, stanco di questa situazione, di una «Mantova che non offre più nulla» e che dopo avergli dato un lavoro per 25 anni sembra essersi dimenticata di lui, è arrivato a pensare che l’unica soluzione possibile sia «emigrare verso province più ricche, Brescia, Milano, Trento». Un’ipotesi che si scontra con la realtà. «Lì forse troverei qualcosa ma ho famiglia, – spiega il farmacista – un figlio adottato ancora minorenne che ha bisogno anche del papà e una moglie che ha un impiego pubblico e dovrebbe avventurarsi in una richiesta di trasferimento. Per fortuna non ho problemi economici, affitti o mutui da pagare, ma – sottolinea il farmacista mantovano – una dignità sì».

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2 Commenti

  1. Mi dispiace molto per il collega. Non penso però che per i titolari l’età del collaboratore sia solo una questione di risparmio, almeno non per me. Ho assunto una persona di 50 anni perché mi ha dato un’impressione favorevole (e ho avuto ragione) e perché era specializzata (nello specifico in omeopatia). Ora ho assunto due neo-laureati principalmente perché sono più predisposti ad imparare la professione del “nuovo farmacista”, colui che non solo sa esitare i farmaci, ma che riesce a stare al passo con la “nuova farmacia” quella che si occupa del paziente a 360°. Chi non sa sorridere (ovviamente non mi riferisco al caso specifico), chi non socializza col paziente, chi lavora per se stesso e non nel gruppo, chi insomma non si adatta viene escluso.

  2. 23 anni laurea in farmacia in tasca, tesi sperimentale ed elogi commissione mi rimisi lavorando nel frattempo ad intraprendere la facoltà di Medicina e Chirurgia.
    Notti sui libri, occhiaie, dormire 4 ore per notte, ora da medico vedo l’abisso che c’è sia a livello di competenze acquisibili nonché a livello ordinistico tra le due arti.
    Gran parte del problema in Italia è stata causato dal non regolamentare volutamente l’ accesso alla professione farmaceutica al fine di avere un vivaio di professionisti al più basso costo professionale.

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