fnpi parafarmacieLa Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane ha inviato una “lettera aperta alla politica”, nella quale vengono riaffermate le necessità del settore, in vista delle elezioni per il rinnovo di Camera e Senato (nonché dei consigli e delle presidenze di Lazio e Lombardia) del prossimo 4 marzo. «Desideriamo – ha spiegato l’associazione di categoria – fornire un profilo chiaro alla vicenda che ci riguarda, in quanto farmacisti di esercizi di vicinato nati in seguito al decreto Bersani 223/2006, a cui voci stonate, opportuniste e fuorvianti hanno contribuito a dare una visione poco dignitosa, falsa e strumentale». Le parafarmacie rivendicano di essere invece «un’importante risorsa economica, lavorativa, sanitaria e sociale del Paese»; ciò in termini «di creazione di posti di lavoro, di gettito fiscale, di imprenditoria, di professionalità, di capillarità e di servizio alla comunità». È per questo che, secondo la FNPI, occorrerebbe valorizzare l’esperienza eliminando quelle che vengono definite «le attuali zavorre legislative». In particolare, la sigla ha esposto una serie di proposte: la prima prevede il rafforzamento del ruolo delle parafarmacie, «per migliorare criteri di qualità, servizio, reperibilità e risparmio». Quindi si chiede il riconoscimento della «piena dignità professionale dei farmacisti che vi operano», la tutela di chi «ha investito e investe oggi», la promozione «in tempi brevi di un delisting tale da rendere dispensabili, sotto l’obbligatoria responsabilità del farmacista, medicinali di uso comune senza obbligo di ricetta». Ma si punta anche a dare «ragionevole sfogo alla naturale evoluzione della parafarmacia verso un presidio complementare alla farmacia, che non ne invada prerogative né peculiarità». Ciò attraverso, ad esempio, la liberalizzazione della fascia C, considerata «solo una delle soluzioni possibili». Quindi si propone di «estendere alle parafarmacie i servizi offerti al cittadino come prenotazioni, ritiro referti, indagini, screening, protesica, assorbenza, ecc.», nonché di «disinnescare qualunque rigurgito restauratore che miri al blocco di nuove aperture». Infine, la federazione chiede di «contrastare con fermezza le ipotesi di eliminazione del farmacista obbligatorio nei nostri presidi. Sarebbe la cosa più dannosa, mortificante e socialmente sbagliata che si possa fare».

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