Walgreens e AmerisourceBergenIl matrimonio tra Walgreens Boots Alliance e AmerisourceBergen, negli Stati Uniti, sembrerebbe più complicato di quanto annunciato. Alla metà di febbraio il Wall Street Journal ha pubblicato la notizia del possibile interessamento della catena di farmacie americana sul grossista di medicinali, spiegando però che un’offerta formale non era stata ancora formulata. Un’operazione che – qualora portata a termine – potrebbe consolidare ulteriormente la presenza nel mercato degli Stati Uniti dell’azienda guidata dall’italiano Stefano Pessina. Tuttavia, secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, i negoziati preliminari sembrano essersi conclusi senza un accordo. L’agenzia cita una fonte ascoltata dall’emittente Cnbc, secondo la quale Pessina e l’amministratore delegato di AmerisourceBergen Steven Collis si sarebbero incontrati per discutere di una possibile fusione, ma «senza successo». Walgreens, in ogni caso, possiede già una quota pari a circa il 26% in AmerisourceBergen: «Il “merger” avrebbe avuto un valore di 25 miliardi di dollari, dal momento che la capitalizzazione di AmerisourceBergen è di 20,8 miliardi di dollari contro quella di 68 miliardi del gruppo di Pessina». Soprattutto, l’operazione era stata interpretata come una risposta alle mosse del principale concorrente di Walgreens sul territorio americano, CVS Health, che ha annunciato da qualche tempo ormai l’acquisizione dell’assicuratore medico Aetna (per una transazione del valore di circa 69 miliardi di dollari). E forse anche alle scelte di Amazon, che senza troppo clamore si è lanciata sul mercato degli Otc negli Stati Uniti. Intanto la prima reazione dei mercati – nella giornata di martedì 27 febbraio – ha provocato una contrazione non di poco conto per il titolo di Walgreens quotato alla Borsa di New York. Come riferito da Teleborsa, lo scenario sul breve periodo è giudicato «rialzista», ma «tecnicamente la situazione di medio periodo è negativa».

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