farmaciPer ogni confezione di Aspirina o di qualsiasi altro medicinale venduta, qual è il guadagno che arriva effettivamente al farmacista e quanto invece finisce agli altri attori della filiera? A rispondere è un rapporto realizzato dall’associazione francese Leem (Les entreprises du médicament), che si focalizza proprio sul mercato transalpino. Nell’edizione 2016 del Bilancio economico viene così effettuata una “scomposizione” del prezzo del farmaco (comprensivo di tutte le tasse), proprio con l’obiettivo di comprendere come siano state distribuite le varie “fette” di guadagno.
L’analisi si riferisce a tutti i medicinali rimborsabili che sono stati venduti nelle farmacie presenti sul territorio francese nel corso del 2015. Ebbene, il risultato è che a fare la parte del leone risultano essere le industrie farmaceutiche, che si sono aggiudicate quasi i due terzi (il 65,5% per l’esattezza) del fatturato complessivo. La quota appannaggio delle farmacie risulta decisamente più bassa: pari al 21,5%, il che significa meno di un terzo di quanto intascato dalle aziende produttrici. La quota che viene percepita dallo Stato, inoltre, non supera il 10% del fatturato globale. Infine, il 3% residuo resta nelle mani dei grossisti-distributori. L’analisi sottolinea inoltre che la porzione appannaggio dei farmacisti risulta in diminuzione rispetto ai rilevamenti effettuati negli anni precedenti: «Ciò si spiega – si legge nel documento – con l’evoluzione del sistema di remunerazione dei professionisti, che ormai percepisce un onorario di dispensazione per ciascun prodotto venduto. Si tratta di un guadagno che non rientra nel calcolo del prezzo dei medicinali, e che quindi non è contabilizzato nella scomposizione media del fatturato dei farmaci rimborsabili». Altro elemento di riflessione interessante indicato nel rapporto del Leem è quello relativo al prezzo al pubblico dei farmaci, che nel periodo 1990-2015 risulta diminuito in media del 27,9%, mentre nello stesso periodo il costo della vita in Francia è aumentato del 48,4%.

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2 Commenti

  1. Ero in Francia del nord quest’estate, verso il Belgio, ed ho parlato in diverse farmacie con alcuni colleghi transalpini i quali mi hanno raccontato di una situazione ormai al limite del collasso; resistono solo le farmacie che si aggregano in catene ma che,ovviamente, per rimanere sul mercato si scontrano con colossi. Fatturati in calo anche per loro e personale poco pagato e poco motivato.In più il fai da te internet pone nel pubblico l’idea dell’inutilità del farmacista. Mi sa che abbastanza velocemente le varie multinazionali del farmaco , che ci hanno già messo un cappio intorno al collo, piano piano cominceranno a strigerlo finché molleremo anche i nostri punti vendita a loro e faremo i dipendenti. O è solo un incubo?
    Ricordo solo che Novartis nel 2015 benché abbia chiuso peggio del 2014 ha in ogni caso fatto UTILII per diconsi 7,5 MILIARDI di chf. Sursum corda!

  2. Si può solo evincere che l’unica strada è e sarà solo l’aggregazione seria e convinta

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