farmacisti in sveziaI farmacisti amano la loro professione e sono soddisfatti del lavoro che svolgono? Per comprendere quali siano le sensazioni della categoria, un gruppo di ricercatori del dipartimento di Farmacologia e Neuroscienze cliniche della Umea University, in Svezia, ha curato uno studio intitolato “Pharmacists’ satisfaction with their work: Analysis of an alumni survey”.
L’analisi è stata pubblicata dalla rivista Research in Social and Administrative Pharmacy: «Il livello di soddisfazione sul lavoro da parte dei farmacisti è particolarmente importante – hanno spiegato gli autori – dal momento che è stato dimostrato che esso è in grado di incidere sulle performance. Il mercato delle farmacie in Svezia ha dovuto subire una serie non indifferente di cambiamenti negli ultimi anni e si sa ancora poco su come essi siano stati accolti dai professionisti del settore». Per colmare la lacuna, è stato condotto un sondaggio tra coloro che hanno conseguito la laurea tra il 2006 e il 2014. In totale, il numero di farmacisti coinvolti è stato pari a 222 (coloro cioè che hanno risposto al questionario, pari al 43% del totale). La stragrande maggioranza di coloro che hanno deciso di partecipare è di sesso femminile (il 95%) e per la maggior parte si tratta di professionisti impiegato presso una farmacia territoriale (l’85%). L’età media è stata pari a 39,7 anni. I risultati sembra approvare a pieni voti la scelta di diventare farmacisti: ben il 91% ha dichiarato infatti di essere soddisfatto del proprio lavoro “per la maggior parte del tempo” se non addirittura “sempre”. E una percentuale sostanzialmente in linea, l’87%, afferma che “sicuramente” o “probabilmente” sceglierebbe lo stesso percorso formativo se potesse tornare indietro. «L’analisi multivariata dimostra però che all’aumento del numero di anni passati con lo stesso incarico, la soddisfazione dei farmacisti diminuisce. A ritenersi più contenti della professione con il passare del tempo, invece, sono coloro che ritengono di essere stati formati in modo adeguato durante il percorso universitario e coloro che hanno modo di seguire programmi di formazione professionale continua. «Si tratta di fattori – concludono gli autori – che incidono in modo importante sul grado di soddisfazione manifestato».

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