farmacisti società di capitaliIl Ddl concorrenza è diventato legge, introducendo, tra le altre cose, il capitale in farmacia: sulle strategie e le opportunità offerte si è discusso lo scorso 12 settembre in un incontro che si è tenuto presso la sede di Federfarma Modena tra numerosi farmacisti e commercialisti esperti del settore, tra i quali Stefano De Carli e Giorgio Cecchini. I vantaggi conseguenti alla possibilità di riunire più farmacie sotto una unica Srl o Spa sarebbero molteplici secondo De Carli e Cecchini: «Questi vantaggi – hanno spiegato – non risiedono unicamente nei risparmi di costi sotto il profilo della scontistica d’acquisto e riduzione dei costi fissi, ma anche e soprattutto nella possibilità di acquistare ulteriori farmacie tramite la nuova finanza ottenibile con aumenti di capitale riservati a capitale sociale per investitori, il migliore accesso al credito bancario e l’autofinanziamento consentito da una oculata politica di distribuzione dei dividendi». Una rivoluzione, quella dell’ingresso di capitali in farmacia, che porterà un futuro di cambiamenti per la categoria. «Ora associarsi è più semplice – hanno proseguito i professionisti – In passato tali aggregazioni erano ardue da realizzarsi: per un farmacista, entrare in una società di persone insieme ad altri soggetti non appartenenti alla propria cerchia familiare significava mettere a repentaglio il proprio patrimonio personale per vicende societarie e scelte gestionali sulle quali egli aveva solo un parziale controllo. Ciò in quanto nelle società di persone i soci rispondono illimitatamente dei debiti della società, ed in caso di fallimento le conseguenze patrimoniali e reputazionali sono molto gravi.
Adesso invece, i soci di Srl o Spa godono della responsabilità limitata.
Inoltre le società di capitali sono improntate a regole di trasparenza e di tutela dei terzi contraenti tali da rendere più agevole il ricorso al mercato dei capitali». In questo panorama, è necessario però definire regole di governance, che consentano ai farmacisti di poter continuare a gestire in autonomia la farmacia, e di remunerazione, che dipendano anche in parte dai risultati economici della stessa farmacia. Regole diverse dovrebbero invece valere per i soci che abbiano apportato unicamente capitale: nel definire questi assetti è di aiuto, per le Srl, la facoltà consentita dal codice civile di attribuire “particolari diritti” a singoli soci in tema di amministrazione e di utili; nelle Spa, invece, gli stessi risultati sono conseguibili con l’emissione di “azioni correlate” e la stipulazione di appositi patti parasociali. Come hanno spiegato De Carli e Cecchini, «Sotto il profilo dell’amministrazione, il singolo farmacista che abbia apportato una farmacia avrà diritto a nominare un consigliere di amministrazione, eventualmente anche se stesso, indipendentemente dalla nomina dell’assemblea dei soci, e di fargli amministrare in autonomia la farmacia apportata. Viceversa al socio che abbia conferito unicamente denaro spetterà un posto in consiglio di amministrazione solo qualora, da solo o in coalizione, disponga di determinate maggioranze in assemblea.
Sotto il profilo degli utili, – hanno aggiunto – la quota da attribuire al farmacista potrà essere variamente configurata, a seconda delle scelte operate in statuto dalla compagine sociale. Sarà ulteriormente opportuno assegnare ai soci di capitale una quota di utili con priorità rispetto agli altri soci, in modo da assicurare ad essi un rendimento minimo per così dire garantito». I professionisti hanno esposto le diverse clausole in tema di ripartizione degli utili che possono essere diversamente modellate. Con il motto coniato dal fondatore della catena McDonald’s “Se pensi in piccolo, rimani piccolo”, i professionisti hanno infine spronato i presenti ad approfondire la conoscenza di questi strumenti societari, sottolineando le opportunità di recupero della redditività offerte alla categoria, nell’ottica di un approccio manageriale all’attività della farmacia.

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