parallel-trade-faramciUn’inchiesta particolarmente inquietante è stata portata a termine dal Nucleo anti-sofisticazioni dei carabinieri a Milano. Come riportato dall’edizione locale del Corriere della Sera, i militari hanno proceduto nella mattinata di lunedì 9 aprile all’arresto di 13 persone, accusate «di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’Erario, truffa ad aziende farmaceutiche, autoriciclaggio, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica ed emissione di fatture per operazioni inesistenti». Il tutto è frutto di indagini che erano state avviate più di un anno prima e che sono arrivate a toccare un individuo considerato collegato alla ‘ndrangheta in Calabria. «Tutto lo stato maggiore della farmacia – prosegue il Corriere -, ovvero il titolare, i direttori amministrativi e tecnici, e i consulenti è stato raggiunto dalle misure cautelari». Secondo l’accusa, le attività illecite erano orchestrate sulla base di un meccanismo piuttosto semplice: «La tecnica era quella di acquistare presso le aziende farmaceutiche ingenti quantitativi di farmaci molto costosi, a destinazione ospedaliera pubblica o privata, in particolare medicinali per cure oncologiche, virali, e per altre gravi patologie ad un prezzo scontato ex factory (cioè il costo di vendita del farmaco stabilito dall’Aifa prima dell’immissione in commercio del medicinale), fingendo che fossero destinati a strutture ospedaliere private italiane». Ciò sfruttando un accredito fittizio presso l’Aiop, Associazione Italiana ospedalità privata: una movimentazione illecita che ha riguardato anche il Contramal, oppioide noto per essere utilizzato come “droga dei combattenti” dagli jihadisti dello Stato Islamico. Inoltre, era stato ideato anche un sistema di “riciclaggio” dei medicinali, che venivano venduti all’estero grazie ad una serie di documenti falsificati, sfruttando soprattutto il parallel trade e guadagnando così ingenti somme di denaro grazie alla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di cessione. Il tutto, ovviamente, in una “filiera” non tracciabile e dunque pericolosa. Il quotidiano milanese cita in merito la relazione dei carabinieri, nella quale si parla di «modalità assolutamente spregiudicate, illegali e senza alcun controllo neanche sulle varie fasi del trasporto, dello stoccaggio e della distribuzione dei farmaci ricettati».
Sempre il Corsera, nel luglio del 2017, aveva pubblicato un’inchiesta nella quale riferiva di indagini sul alcune farmacie del milanese, che si sospetta possano essere utilizzate dalla ‘ndrangheta come veicoli di riciclaggio. Più di recente, la commissione parlamentare Antimafia ha indicato nella sua relazione annuale che le farmacie (e la sanità più in generale) sono considerate come possibili “asset” scelti dalle mafie per fare business e estendere il loro consenso.

© Riproduzione riservata