Farmaci prescritti da infermieriA pochi giorni dalla proposta avanzata dal direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco Mario Melazzini, che ha aperto un dibattito in merito alla possibilità di consentire agli infermieri di effettuare prescrizioni di farmaci, dalla Francia arriva la notizia di un’idea analoga. Che però, nel caso transalpino, non è limitata solo allo scambio di opinioni ma rappresenta una delle principali novità inserite nel progetto di legge sulla Salute che dovrebbe essere discusso nel prossimo futuro.
Secondo quanto riferito dal giornale specializzato Le Quotidien du Pharmacien, infatti, il testo – benché sia ancora una bozza – prevede l’introduzione di nuove competenze a carico di quelli che vengono definiti “infermieri di pratica avanzata” (IPA). In particolare, sotto la supervisione di un medico, essi potranno partecipare attivamente alla presa in carico del paziente, in particolare in presenza di patologie croniche stabilizzate (soprattutto nel caso di persone anziane affette da malattie come diabete o Alzheimer), nei pazienti oncologici, in coloro che hanno subito un trapianto di reni e nelle persone affette da problemi psichiatrici.
La bozza di legge è stata sottoposta agli organismi di rappresentanza degli infermieri e dei medici, in fase consultiva. Il presidente dell’associazione di categoria dei medici CSMF, Jean-Paul Ortiz, si è già espresso a riguardo, parlando di misure «preoccupanti» e ritenendo «fondamentale che il medico resti il direttore d’orchestra». Anche un altro sindacato, la MG France, ha criticato la proposta, giudicando il testo «non sufficientemente chiaro in merito al quadro all’interno del quale dovrebbero operare gli infermieri». Mentre una terza sigla, la SML, si è chiesta se sia «pertinente costruire un sistema che consente agli IPA l’esercizio di alcune funzioni oggi appannaggio dei medici, aprendo così le porte ad una concorrenza tra le categorie». Anche da parte delle principali organizzazioni degli infermieri sono arrivate delle critiche, benché di segno opposto: le associazioni lamentano il fatto che, in ogni caso, le nuove funzioni rimarrebbero «totalmente inquadrate» da un medico ed evidenziano in questo senso «l’autonomia» di cui godono gli IPA in Paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti o il Canada.

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