facebook-farmaciaPer la prima volta il social network Facebook deve fare i conti con una contrazione nel numero di ore trascorse dagli utenti sulla propria piattaforma. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, il calo è stato pari a 50 milioni di ore al giorno negli ultimi mesi del 2017. Al contempo, il numero di persone che ogni giorno si connettono in America del Nord è sceso di 700.000 unità. A riferire le cifre è stato lo stesso fondatore della rete sociale, Mark Zuckerberg, che ha attribuito ufficialmente la dinamica ad una serie di fattori, tra i quali la decisione di ridurre il numero di video virali: una manovra finalizzata ad incrementare le interazioni tra le persone. Inoltre, sono state tagliate le pubblicità a sostegno delle cosiddette criptivalute (bitcoin ad esempio), il che ha contribuito ulteriormente alla diminuzione. La Repubblica, però, sottolinea come «in realtà il segno negativo sia il risultato del cambiamento delle abitudini degli utenti nel periodo precedente alle novità apportate». E aggiunge: «Che il cambio di marcia fosse in atto da tempo si è visto anche da altri interventi puntati sull’autocritica, come l’ammissione dei possibili problemi che il re di tutti i social network sarebbe in grado di provocare, se male utilizzato, alla democrazia».
Alle fine di gennaio il nostro giornale ha riferito in questo senso l’intervento di Damian Tambini, direttore della divisione media policy della London School of Economics. Secondo il quale i social network rappresentano un problema per il giornalismo digitale, dal momento che attraggono – nel Regno Unito ma non solo – la gran parte dei capitali che sono spesi per la pubblicità online: «Si tratta di una questione seria per colossi come Facebook o Google, che pone problemi profondi per le democrazie liberali. Dovrebbero per lo meno chiarire su quali basi i loro algoritmi decidono di porre in evidenza alcune notizie a scapito di altre, dal momento che di fatto essi diventano qualcosa a metà strada tra un direttore e un censore». Nell’articolo vengono poi citati temi come l’eccessiva quantità di informazioni o il problema delle fake news: «Il punto è che tali aziende non possono applicare delle regole come un normale broadcaster, poiché i contenuti non sono rivisti prima della pubblicazione. E non possono controllare tutto ciò che finisce sulle loro piattaforme».
«Il 2017 è stato un anno forte per Facebook ma è stato anche un anno difficile. Nel 2018 ci concentreremo nell’assicurare che Facebook non sia solo divertente da usare ma sia positivo anche per il benessere della gente e della società», ha assicurato infine Zuckerberg.

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